La Festa della Massoneria e l’Assemblea di Gran Loggia

Fu il Gran Maestro Gustavo Raffi (1999-2014) a promuovere l’iniziativa della Festa della Massoneria in primavera, in coincidenza con la Gran Loggia, a decorrere dal 2000. L’invenzione della Festa della Massoneria era dovuta a motivo di promozione e miglioramento dell’immagine verso le pubbliche istituzioni e l’opinione pubblica. Festa della Massoneria significava porte aperte a tutti, convegni e tavole rotonde con intellettuali non massoni di elevato spessore culturale, che dopo l’era Raffi non si videro più. Era necessario allora, anche dopo il faticoso e sofferto quadriennio di granmaestranza di Virgilio Gaito, individuare nuove strategie per la promozione dell’immagine massonica, molto appannata dopo l’inchiesta Cordova e la scissione di Di Bernardo. Aprire al popolo, come intuì Raffi, portò indubbiamente effetti positivi come nuove attenzioni ed accoglienza nei settori culturali ed istituzionali. Se si fosse limitata ad una durata di qualche anno sarebbe entrata nella storia, invece si è voluto istituzionalizzarla facendola diventare tradizione, perdendo così nel tempo sia la motivazione iniziale di momento di fermento culturale e sia di presentazione all’intero Paese di un’organizzazione che sempre più si relazionava con la società civile attraverso il dialogo sui grandi temi del momento. Da alto momento di elaborazione culturale è così scaduta a sagra paesana, buona per vendere ammennicoli vari ed amuleti, dai temi sociali si è passati ai temi dell’anima. La massoneria del GOI si è ri-ghettizzata nuovamente. L’esperienza della Gran Loggia, ovvero l’assemblea dei maestri venerabili d’Italia, organo legislativo del GOI, non ha portato i frutti sperati, anzi nel tempo si è depauperata sempre di più sino alla quasi esautorazione totale delle sue funzioni. Esempio clamoroso è la fissazione della discussione ed approvazione del bilancio annuale consuntivo e preventivo la domenica mattina, ovvero l’ultimo giorno della Gran Loggia, quando i maestri venerabili sono già partiti o fremono di partire per tornare a casa. La conseguenza è un pasticcio. Ma anche i giorni precedenti i lavori di Gran Loggia non erano svolti seriamente per le numerose distrazioni cui erano sottoposti i maestri venerabili sia dentro che fuori la sede di Gran Loggia. Da questa lunga esperienza è ormai evidente la necessità, più che opportunità, di separare l’assemblea di Gran Loggia dalla Festa della Massoneria, favorendo in tal modo la concentrazione e la serietà dei maestri venerabili nel trattare e decidere le questioni. La Gran Loggia deve durare un giorno intero, dalla mattina alla sera, con una brevissima pausa per il pranzo, deve decidere questioni amministrative attinenti all’organizzazione associativa ed all’indirizzo politico da seguire. Per quanto riguarda la Festa della Massoneria, non ha più senso e vantaggio concentrarla a Rimini due giorni all’anno, con costi non inferiori a 500.000€. Con tale somma si possono sponsorizzare oculatamente tante feste della massoneria per quante regioni ci sono in Italia durante il corso dell’intero anno. Così, in alcune regioni sarà più conveniente organizzarle in periodo primaverile-estivo, ed in altre in periodo autunnale-invernale, gestite dai massoni del luogo con il supporto economico del GOI. Nessuna variazione andrebbe fatta per la formula, prevedendo convegni e tavole rotonde, presentazioni di libri, fiera del libro massonico e degli articoli massonici. Ne deriverebbe maggiore visibilità in tutta Italia e non solo a Rimini, costi minori, ripresa culturale e soprattutto responsabilizzerebbe i collegi. Però, bisogna dire anche questo, emarginerebbe qualche furbetto del quartierino che con Rimini ci campa bene. Tale strategia ha un senso se si entra nell’ottica della de-strutturazione dell’imperante sovranato in favore di una autentica partecipazione delle periferie collegiali.