Dogma e landmarks

  Cosa è un dogma? Il vocabolario Treccani ci rivela che l’etimo deriva dal greco, che tradotto letteralmente significa <<decreto,decisione>>, fornendo tre significati, simili tra loro:

  • Principio fondamentale, verità universale e indiscutibile o affermata come tale.
  • Verità soprannaturale rivelata e proposta dalla chiesa come verità di fede, oggettiva e immutabile.
  • 3) Cosa che succede ciecamente, senza cercare prove.

   Il più popolare Wikipedia, enciclopedia libera del web, lo definisce “un principio fondamentale di una religione, o una convinzione formulata da filosofi e posta alla base della loro dottrina, da considerare e credere per vero, quindi un soggetto a discussione da chi si reputa loro seguace o fedele”. Se poi vogliamo dare alla parola un’accezione religiosa leggiamo su Cathopedia, l’enciclopedia cattolica sul web, che il dogma “è una verità di fede insegnata dalla chiesa come rivelata da Dio”. Sul dogma quindi non si ragiona, non si riflette, non si medita, si accetta come vero, giusto e buono, senza discutere, perché questo è imposto dall’esterno, da un ente cui riconosciamo autorità nei nostri confronti, ma non nasce da noi. Il dogma è certezza, è sicurezza, ci elimina la fatica del pensare, ma è universale, rivolto a tutti, come un abito confezionato e non fatto su misura, può andarci bene o male ma non è personalizzato per noi.

   Che senso ha il dogma per un libero muratore? Tralascio le concezioni di altre obbedienze e vado direttamente a verificare la posizione del Grande Oriente d’Italia. Già nei suoi principi, all’art. 4, la nostra Costituzione dell’Ordine esplicita che il GOI propugna “la libertà di pensiero”, ma è nel successivo art. 9 che esplicita chiaramente che “il libero muratore rifiuta il dogmatismo e non accetta limiti alla ricerca della verità”. Se ne deve dedurre, quindi, che il dogma è l’antitesi, è il nemico della ricerca iniziatica promossa dal massone del GOI, proprio perché costituisce un limite inammissibile a questa ricerca. La nostra riflessione si chiuderebbe qui, ma è veramente così? Nella documentazione accessoria alla Costituzione ed al regolamento dell’Ordine noi rinveniamo gli undici “Principi fondamentali per i riconoscimenti”, di cui il decimo recita testualmente che “Il Grande Oriente d’Italia considera i principi contenuti in questo documento, così come quelli contenuti nell’identità del Grande Oriente d’Italia e nei Doveri di un libero muratore, come Landmarks”. Ecco che nel Libro d’oro delle nostre leggi spunta per la prima ed ultima volta la parola “landmarks”. Cos’è un landmark?  Tradotta letteralmente questa parola significa “pietra miliare”, viene considerato come punto di riferimento. In termini pratici il landmark costituisce un limite alla speculazione intellettuale, oltre il quale non c’è più massoneria.

 E’ il pastore James Anderson ad accennare all’esistenza dei landmarks nelle sue Costituzioni del 1723, ma non li trascrive. Cosa siano non si sa, si sa solo che esistono. Si va avanti per ipotesi, che nel tempo si sono moltiplicate. I puristi dell’onanismo mentale si eccitano oltremodo dinanzi a queste sottigliezze labirintiche della mente, noi no.  Ritengo che non sia questione di poco conto se si considera che sulle questioni dei landmarks si sono verificate scissioni ed interpretazioni che poi hanno fondato vere e proprie identità obbedienziali.

   Si pensi al landmark dell’obbligatorietà delle credenza del GADU, o a quello sull’inammissibilità delle donne, o al divieto di trattare di politica e di religione, o alle distinzioni tra Ordine e Rito, che hanno dato vita alle obbedienze femminili, miste o aperte ai non credenti come il Grande Oriente di Francia. Anderson dice soltanto, all’art.39 delle sue Costituzioni che “gli antichi landmarks siano sempre accuratamente conservati”, il resto appartiene al regno delle congetture e delle ipotesi. Si pensi, ad esempio, come la speculazione francese sia stata talmente alta da superare tali posizioni ritenendole dogmatiche, ed attirando su di sè da un lato l’ostracismo della cosiddetta tradizione inglese, chiusa nei salotti e nel formalismo delle buone maniere, ma dall’altro liberando sensibilità che espresse in campo sociale hanno scritto la storia con le rivoluzioni.

   Lo studioso francese Oswald Wirth sostiene che i landmarks sono “di invenzione moderna e i loro partigiani non hanno mai potuto mettersi daccordo per fissarli. Ciò non impedisce agli inglesi di proclamare sacri questi limiti essenzialmente fluttuanti che fissano a beneficio del loro particolarismo”. Gli fa eco attualmente il francese Marius Lepage sbottando criticamente: “Siamo seri! Una sola affermazione storica è tradizionalmente possibile: nessuno ha mai visto un landmark perché esso è in realtà un mito forgiato da un poeta – riferendosi ad Anderson – e riportando l’analogo pensiero dello storico massone inglese Robert Freke Gould, componente alla fine dell’Ottocento della famosissima loggia londinese di ricerca “Quator Coronati”. Secondo Gould i landmarks “nessuno sa cosa contengano e cosa escludono. Non si riferiscono a nessuna autorità umana perché tutto è landmark per l’interlocutore che vuole ridurvi al silenzio, ma nulla è landmark di tutto ciò che gli sbarra la strada”.

   Più recentemente il francese Jules Boucher ha sostenuto che “l’unità massonica sognata da alcuni è un’illusione, non sarà mai realmente e non è da augurarsi. La massoneria deve adattarsi ai differenti paesi, e in ogni paese corrisponde alle differenti aspirazioni dei massoni”.

    Per quanto riguarda la compilazione, la studiosa francese Irene Mainguy riferisce che i vari elenchi dei landmarks esistenti ne rilevano tra cinque e settantacinque. E in Italia, il Grande Oriente come si è regolato per la questione dei Landmarks? Innanzitutto le Costituzioni del primo Novecento non citavano nemmeno i landmarks, di loro si trova una traccia nella Costituzione del 1949 dove c’è l’errata identificazione tra antichi Doveri e Landmarks. Nell’attuale Costituzione non c’è traccia della parola landmark ma solo un accenno implicito alla tradizione della massoneria universale.

   Insomma, i landmarks esistono ma non si sa cosa siano, ciò che si legge nelle compilazioni varie succedute nel tempo e nelle varie latitudini sono interpretazioni soggettive ed arbitrarie, a cominciare da quelle della Gran Loggia Unita d’Inghilterra che si è arrogata il diritto di autenticare la “regolarità” delle altre obbedienze. Sotto questo profilo il landmark ha assunto la caratteristica del dogma, ovvero verità universale e indiscutibile.

   Ritorno a porre la precedente domanda: E’ ammissibile un dogma per il massone? Mi sembra una contraddizione in termini, un ossimoro. Il dogma rifugge la riflessione, l’analisi, richiede invece meditazione e soprattutto contemplazione, due dinamiche attive in ambito religioso, che non potrebbero conciliarsi con chi della speculazione intellettuale ha fatto chiave per la conoscenza. La Costituzione del Grande Oriente d’Italia è il frutto di compromessi e mediazioni conseguenti alle numerose fusioni con altre obbedienze che si sono succedute dal 1945 al 1973, perciò si ritrovano contraddizioni e controsensi, lacune e ambiguità, non fu un impianto organico costruito nello stesso tempo. Ed oggi i massoni di questa obbedienza ne pagano le conseguenze in termini di inefficienze, di contrasti, di impotenza. Una riforma di questo apparato normativo era ben auspicata nelle ultime elezioni per il rinnovo della granmaestranza, quando qualcuno presentò un libro dei sogni zeppo di propositi di riforme, libro ancora chiuso a chiave in un cassetto. Ma oggi se un libero muratore  sostiene che la sua speculazione intellettuale lo ha portato dalla credenza all’ateismo, o che si è confrontato in piena sintonia e soddisfazione con una libera muratrice su comuni argomenti, o che accusa incompletezza e disagio per la constatata assenza della sua organizzazione ad operare culturalmente in ambito sociale, cosa gli si risponde, che ha perduto il requisito della “regolarità” e se ne deve andare? Queste sembrano domande serie, di una certa complessità, che non si possono liquidare con brevi semplicistiche battute del tipo “così abbiamo fatto finora e così continuiamo a fare”. Credo che la risposta più adeguata che si possa dare a questo tipo di domanda è che bisogna chiedersi cosa è buono o vero per sè e con la risposta scegliere la strada da percorrere. Se la riflessione mi porta ad infrangere certi limiti che non ho posto né io né tantomeno la mia esperienza ma soltanto altri uomini per loro interessi, io, se miro alla pienezza o al completamento della mia ricerca di senso del vero e del giusto, devo andare oltre quei limiti posti da umani e non dalla natura. Credo che la crisi della massoneria attuale, con ovvio riferimento a quella seria, fatta di studi, ricerche e riflessioni, non quella fatta di gradi, orpelli e cariche, sia dovuta molto a questa evanescenza senza contorni sui concetti di landmarks, di Grande Architetto dell’Universo, di massoneria. Su tali concetti non c’è una definizione, ce ne sono mille. Credo che senza che ce ne rendessimo conto, da cinquant’anni ci siamo infognati in un sistema fisso, rigido, immobile, che ha elevato a dogma il passato, è bloccata nel presente, ed è senza futuro, producendo dialettica fine a se stessa, e quindi sterile. Un sistema che può andare bene per il carattere degli inglesi ma non per noi. Abbiamo consentito alla massoneria italiana di diventare colonia ed ostaggio delle massonerie inglesi e americane, di stampo conservatore, allontanandoci dalla nostra origine, che è latina, è francese, è illuminista, non chiesastica, non dogmatica. Credo che si era più liberi ed autentici quando non si era riconosciuti dalla massoneria cosiddetta regolare, ma si possedeva una tradizione di ricerca intellettuale e di impegno sociale costata molto (fame, persecuzioni, emarginazione), ma ne valeva la pena perchè si era attori di primo piano nella scena sociale, non miserabili comparse. Credo che abbiamo si siano perduti, sempre più negli ultimi cinquant’anni, validissimi massoni, che donavano generosamente i frutti dei loro saperi, rimpiazzati da pseudo-spiritualisti che oltre a svuotare di contenuti  hanno depauperato un patrimonio di onore e dignità nella società. Nell’attuale momento storico vedo un Grande Oriente caratterizzato da una accelerazione verso l’inutilità e l’incredibilità, come un vecchio aristocratico ormai ridotto in miseria che, nonostante le toppe sull’abito, il cappello bucato e la barba lunga, si ostini a mantenere ancora il culto di un passato che non gli appartiene, che parla di “rivoluzione del cuore”, anche se accompagnata da avvisi di garanzia, e non vuole rendersi conto della sua condizione di decadenza ed emarginazione, facendosi oggetto di ludibrio e sarcasmo dei ragazzini.