Ancora sulle origini della Massoneria

Un luogo comune della maggior parte dei libri sulla massoneria vuole che questa provenga direttamente dai “costruttori di cattedrali.” Alcune leggende, fiorite a tal riguardo, fanno risalire tale origine alla costruzione del tempio di Gerusalemme durante il regno di Salomone, o addirittura l’epoca antidiluviana.

Comincio dalla più nota, quella che la vuole erede dei costruttori di cattedrali. In realtà, l’ipotesi di una discendenza diretta dalle logge medievali dei costruttori di cattedrali appaga l’esigenza di radicamento in una tradizione secolare e serve la meravigliosa ossessione della “regolarità” di cui sono vittima le obbedienze massoniche. Ma questa teoria, che ha avuto origine nel XVIII secolo, molto diffusa ed imposta ancora oggi, proviene da una scuola di storici, è oggetto di forti critiche perché ha la grave lacuna di ignorare il lavoro svolto per decenni da altre scuole. Tuttavia, ciò non significa che sia infondata e totalmente falsa, però recenti ricerche riportano nuove scoperte che si traducono in nuove ipotesi da smentire radicalmente questa teoria.

Se la questione delle origini della Massoneria è diventato un problema particolarmente complesso dipende non solo da lacune documentarie, ma anche da una genericità dei concetti sulla natura della tradizione antica. Perché il problema iniziale che pongono le origini della Massoneria moderna non è tanto quello del suo legame con le logge medievali, pur dando per ammessa questa discendenza, ma è quello di conoscere le modalità di trasformazione delle logge “operative”, quelle in cui si praticava concretamente il mestiere, in logge “speculative”, quelle in cui non si praticava più concretamente il mestiere, utilizzato invece come metodo allegorico. Il 24 giugno 1717 sancisce la nascita formale della massoneria speculativa, ma l’apparizione sostanziale era già di molto antecedente, come l’accettazione dello studioso Elias Ashmole nel 1646, ed altri esempi in Scozia nel XVII secolo.

Gli inizi della organizzazione di mestiere in Gran Bretagna si riscontrano in un editto delle autorità londinesi nel 1356 che prevede un regolamento che chiariva le competenze tra i muratori di taglio e quelli di posa. La testimonianza più antica riguardante l’organizzazione di un muratore, in Inghilterra è stato nel 1356, a Londra. Un conflitto era tra i “muratori dimensione” a “muratori posa.”  Un altro regolamento nel 1481 di una organizzazione di mestiere, la Compagnia dei Muratori, precisava il ruolo degli apprendisti come “uomini liberi del mestiere”. Da notare però che l’esperienza della Compagnia è unica e non ripetuta, nei documenti non compaiono ancora termini come “segreto”, “gradi” e “loggia”. In particolare, la parola “loggia” risale al XIII secolo per indicare l’edificio costruito sul luogo dove i lavoratori depositano i loro strumenti, effettuano il lavoro, mangiano e dormono. Nel 1598 in Scozia William Shaw, Maestro delle opere di Re e supervisore generale di incorporazione di massoni, pubblica nuovi Statuti, che producono un cambiamento sostanziale perché considera una “loggia” che controlla l’ingresso di apprendisti e il loro accesso al compagno, oltre a stabilire regole di comportamento e di repressione delle violazioni.

Ma la differenza fondamentale è che i massoni scozzesi del 1598 condividevano “segreti”, tra cui la “parola dei Muratori” comunicati a loro durante una cerimonia di accettazione. Tra gli Antichi Doveri in Inghilterra si annoverano testi che vanno dalla fine del XIV ed il XVIII secolo, tra cui il manoscritto Regius del 1390 ed il manoscritto Cooke del 1420, che sono strutturati in due parti: in primo luogo, una storia leggendaria del commercio; in secondo luogo, un codice che regola il comportamento dei muratori e dei loro rapporti con apprendisti e maestri, come erano designati i datori di lavoro.

Da queste premesse storiche sono nate diverse ipotesi, tra cui quella della transizione, richiamata da Anderson nelle sue Costituzioni. Questa teoria mira a dimostrare la legittimità della Gran Loggia di Londra ad imporre la sua autorità sulle altre logge esistenti ed a da venire, in quanto è in perfetta continuità tra le logge operative e quelle speculative, denominata teoria della transizione nel XX secolo, propugnata dallo storico massone inglese Harry Carr, oltre che da Guenon, Reghini, Wirth, Paul Naudon, che raccoglie tutti i dati storici e considerandoli come tanti frammenti successivi di una lunga storia, ha cercato di ripristinare la continua evoluzione. Per questa teoria l’accettazione di membri stranieri nel settore del commercio ha portato gradualmente alla trasformazione delle logge operative in logge speculative senza soluzione di continuità.

Nel 1977 lo storico inglese Eric Ward formulò, in contestazione a quella della transizione, la teoria cosiddetta del “prestito”, secondo cui era avvenuto un prestito di testi dagli speculativi (gli Antichi Doveri) e di pratiche appartenenti o appartenute agli operativi, ma senza discendenza diretta e quindi la legittimità. Ward prese in considerazione i documenti non come “tappe”, come affermava la teoria della transizione, ma come testimonianze di organizzazioni più o meno distinte, senza relazioni effettive di luogo tra loro, dimostrando concretamente che quando si parla di relazioni di luogo bisogna intenderle in senso allegorico. Eric Ward sostiene che i così detti Massoni accettati costituissero un movimento nuovo, nel senso che gentiluomini acculturati, provenienti dalla Royal Society, usarono gli attrezzi dei Massoni come oggetti simbolici, fondando una nuova istituzione totalmente avulsa dalla vecchia usata come contenitore. Dello stesso parere è lo storico John Hamill.

 Altre ipotesi in alternativa a queste due teorie possono essere riassunte in tre tendenze:

1) Una politica, secondo cui le logge costituite sotto Cromwell in Gran Bretagna tra il 1648 e il 1660 avrebbero permesso a monarchici e repubblicani moderati di lavorare tranquillamente nel ripristino della teoria della pace;

2) Una religiosa, secondo cui nel conflitto religioso del XVI secolo le logge sarebbero state un rifugio contro la persecuzione; la teoria sociale, che vede nelle logge pre-speculative una “Associazione di Amici”, cioè una società di aiuto fraterno e caritatevole.

3) Nel 1988, David Stevenson, uno storico non massone, espose la nuova teoria dell’origine scozzese della massoneria speculativa. Secondo questo autore, la prima fase del movimento speculativo risale agli Statuti Shaw del 1598. In questo documento emerge un nuovo sistema che non deriva da una semplice trasformazione delle vecchie istituzioni del mestiere, in quanto nella loggia, insieme alla tecnica di mestiere, si affianca anche l’elemento spirituale e religioso. Questo punto essenziale si esprime in un ambito intellettuale molto particolare del Rinascimento, dove le speculazioni legate all’architettura vi occupano un posto preponderante, non essendo solo una tecnica che risponde ai bisogni materiali della costruzione, ma attraverso la geometria e le tecniche dell’Arte della Memoria si esprime come disciplina intellettuale che potrebbe dare all’uomo una spiegazione del mondo e, quindi, del divino. L’inserimento nella loggia di soggetti estranei al mestiere, fenomeno alquanto marginale, avrebbe assunto un nuovo significato: il massone non è più soltanto un abile operaio ma potrebbe essere un “artista” o un gentiluomo più preoccupato dell’aspetto intellettuale dell’architettura che della sua pratica, arricchendo a sua volta la loggia delle sue conoscenze. Stevenson sostiene che quasi tutto ciò che caratterizza la massoneria inglese ai suoi esordi deriva da quella scozzese, trattandosi di un “prestito” che potrebbe spiegarsi con l’osmosi dei primi speculativi inglesi con la Scozia, così l’emigrazione di massoni scozzesi in Inghilterra. D’altro canto, l’interesse per l’architettura antica, caratteristica fondamentale del Rinascimento, trova il suo simbolo nella riscoperta nel 1486 del trattato di Vitruvio De Architectura , un architetto romano del primo secolo. a.c, che delinea un ritratto dell’architetto come uomo universale, portato pertanto a conoscere non solo la geometria, la matematica e il corretto uso dei materiali, ma anche avere una più ampia conoscenza possibile della meteorologia, astronomia, la musica, la medicina, l’ottica, filosofia, storia, giurisprudenza, ecc.

Ma l’Inghilterra e la Scozia non hanno il monopolio delle organizzazioni iniziatiche di scalpellini e muratori. Tracce di simili esperienze si ritrovano in Francia con il Compagnonage ed in Germania con la Bauhutte. Sembra dunque nuovamente che la distinzione tra “speculativo” e “operativo” è certamente comoda per le esigenze di analisi e presentazione, ma senza solido fondamento poiché discosta da una visione “operaista” delle organizzazioni operative. Gioia Hancox ha pubblicato uno studio su una sorprendente collezione di 516 disegni geometrici, architettonici e simbolici, risalente al XVII e XVIII secolo, e riunita intorno al 1725 da John Byron (1691-1763 Nel 1992), membro della Royal Society e Mason. Questi disegni, molto “speculativi”, fanno esplicito riferimento a temi e personaggi che appartengono proprio all’ambiente che ho appena menzionato, che del Popolo del Libro, architetti e ermetisti europei come Johann Theodore de Bry (incisore e editore della maggior parte dei principali testi ermetici dei primi del XVII), Michel le Blon, Salomon de Caus (architetto e amico intimo di Inigo Jones, ha sostenuto nel 1738 da Anderson nelle sue Costituzioni per essere stato un Gran Maestro della Massoneria) Athanasius Kircher, Heinrich Khunrath, Michael Maier, Robert Fludd, Isaac Newton, etc. Questo ambiente è caratterizzato dalle idee di alchimia e di cabala cristiana (dove le speculazioni aritmo-geometriche e cosmologiche occupano un posto di primaria importanza) esprimendo il massimo nei primi anni del XVII secolo, con la corrente rosacrociana, diffusa nei paesi germanici, ma con forti agganci e ripercussioni in Inghilterra, specialmente col matrimonio nel 1613 tra la principessa Elisabetta con Federico V del Palatinato, e la fondazione nel 1662 della Royal Society. Tra i riferimenti massonici dal XVII secolo molte fonti l’avvicinano ai Rosacroce. Così, la più antica citazione nota della “parola del Massone” appare in un poema pubblicato a Edimburgo nel 1638. Elias Ashmole, uno dei primi speculativi inglesi accertati, e Robert Moray, tra gli speculativi scozzesi, erano entrambi molto interessati all’ermetismo ed ai Rosacroce, interesse condiviso dai primi speculativi. Appare, quindi, probabile che la Massoneria moderna sia nata non sulla scia diretta dei costruttori di cattedrali gotiche, ma in quella degli ermetisti, rosacrociani e cabalisti, appassionati di architettura e quasi tutti coinvolti nella fondazione della Royal Society. Questo è anche il substrato intellettuale e mistico su cui si sviluppò la massoneria degli Alti Gradi nella seconda parte del XVIII secolo, in particolare in Francia e in Germania.