COPYRIGHT MASSONERIA

Quanti leggiucchiano di massoneria, piuttosto pochi in realtà se si tratta di cose serie, si accorgono della differenza di reputazione tra la massoneria italiana e le massonerie estere, in particolare con quelle anglosassoni e quelle latine. Basta un solo esempio per darne chiara misura: Nella massima assise rappresentativa, il Parlamento italiano, un ministro del governo sbotta nei confronti di un rappresentante dei cittadini apostrofandolo con un “Massone vallo a dire a tua sorella”; negli Stati Uniti, quelli che copiamo volentieri o che siamo obbligati a copiare da settant’anni, il presidente Gerald Ford (1974-1977) affermava che  “Quando assunsi il mio impegno in qualità di maestro massone – peraltro, insieme ai miei tre fratelli più giovani – ho ricordato i valori che mio padre identificava con l’Ordine. Mai avrei pensato di rientrare nel novero dei Padri della nostra Nazione e di altri dodici membri dell’Ordine che furono anche presidenti degli Stati Uniti. I principi massonici – interiori, non esteriori – e la visione che il nostro Ordine ha del dovere verso la Nazione, nonché l’accettazione di Dio come Essere Supremo e luce guida, mi hanno sostenuto durante i miei anni di servizio al Governo. E specialmente oggi, le linee guida con cui mi sforzo di diventare un uomo probo in Massoneria, mi conferiscono una grande forza personale. I precetti massonici possono aiutare l’America a conservare le nostre aspirazioni più elevate, mentre si adatta a una nuova era.” Ancora, in giorni a noi molto vicini, come l’8 aprile 2016, Daniel Keller, gran maestro del Grande Oriente di Francia, potenza massonica mondiale, con un’organizzazione di 51.000 aderenti in territorio francese, insigniva Simone Weil, ex ministro e primo presidente del Parlamento europeo, dell’onorificenza “Marianne Jacque France”  per il suo “impegno repubblicano, la lotta per l’emancipazione della donna, la lotta per la dignità umana nelle prigioni” , valori tutti appartenenti all’impegno massonico. Perché questa differenza di reputazione tra la massoneria italiana e le altre? La risposta più ricorrente, e più conveniente, è stata quella che ha tirato in ballo l’odio implacabile della chiesa cattolica e del comunismo, i quali, avendo invaso la cultura, la politica, il diritto della società italiana, ne hanno obnubilato la storia ed il senso critico, ingenerando e un pregiudizio che oggi è ancora impossibile sradicare, ma tutt’al più attenuare a periodi. Questa visione della realtà non regge più. Dalla famosa inchiesta Cordova del 1992, con tutto il pandemonio che ne conseguì, dalle varie organizzazioni massoniche italiane si leva periodicamente un lamento o un grido poco convinto sulla necessità di una legge dello stato, che in qualche modo stabilisca chi si può fregiare del titolo o qualifica di massone e chi no. Una sorta di copyright insomma. Una normativa di questo tipo comporterebbe tre ordini di conseguenze: la legittimità di quelle organizzazioni che hanno i requisiti per definirsi massoniche, la conseguente repressione pubblica e privata di quelle che tali requisiti non posseggono, ma anche qualche forma di controllo pubblico sulle organizzazioni massoniche legittime. Penso grossomodo al modello delle fondazioni.  Così finalmente avrebbero termine le cosche travestite da logge, come avrebbero terne anche le gran logge condominiali rette da qualcuno che vende gradi e titoli altisonanti, così le massonerie legittime potrebbero promuovere azioni risarcitorie nei confronti dei trasgressori, così non leggeremmo più sui giornali di masso-mafia. Detta così sembrerebbe la scoperta dell’acqua calda, ed allora perché finora non c’è una legge regolatrice? Anche qui, la risposta più ricorrente è che se si tratta di associazioni, come sono configurate quelle massoniche, in tale ambito rientrano anche i partiti ed i sindacati, i quali da settant’anni hanno l’interesse opposto alla regolamentazione affinché non emergano le loro alchimie contabili e finanziarie. Anche questa risposta non convince più, semmai avesse già convinto qualcuno. In Italia, patria incontestata dell’ingegneria giuridica, volete che non si trovi la formula adatta per disciplinare una materia a costo zero o quasi? In un paese in cui la massoneria viene considerata una potente lobby, non c’è lobby capace di spingere con forza bipartisan un procedimento legislativo che porti finalmente chiarezza in un settore così confuso? Certo, è un lavoraccio, che non può essere fatto da soli, ci vuole squadra perché l’unione fa la forza. E’ necessario che i rappresentanti delle maggiori organizzazioni massoniche italiane si diano una struttura confederativa per presentare e sollecitare una proposta di legge risolutiva del problema. Non è impossibile dal momento in cui già da ora si scambiano visite ufficiali e fumano insieme il calumet della pace. Allora facessero il grande passo avanti: una legge per la Massoneria. Né può valere l’ilare ingenuità di qualcuno che pretendeva un intervento d’ufficio del Parlamento italiano in materia. Sono le massonerie che devono muoversi nel proprio interesse, perché senza questa soluzione non ci si può lamentare se ogni mattina nasce una nuova “obbedienza” al punto tale che nemmeno il ministero dell’interno riesce a censirle tutte. Viene il sospetto che, in realtà, la regolamentazione non la voglia nessuno, che in fondo fa comodo questo sistema perché è senza controlli. Ed una regolamentazione qualche controllo lo introdurrebbe, per esempio sulla democraticità interna o sulla trasparenza contabile. A questo punto qualcuno arriccerebbe il naso e comincerebbe a gridare all’attentato alla libertà di associazione, ma la strada della regolamentazione normativa è l’unica che possa restituire titolo e dignità alla massoneria italiana. Il resto sono chiacchiere e pianticello da prefica.