Rapporto 2015 sulla condizione della Massoneria nel mondo

Riguardo l’appartenenza numerica, nel 2015 Il numero totale dei membri in 70 Grandi Logge o Grandi Orienti riferito stand attualmente a 1.677.000. Se ci chiediamo se questo numero è alto o in basso, rispetto ai 10 – 20 anni fa, la risposta varia da regione a regione, ma è generalmente negativo per 19.185 delle logge segnalate. Solo 1.894 logge, con una membership combinata di 83.500 membri (5% del totale del campione) hanno riportato un aumento delle iscrizioni negli ultimi 10 anni, l’Italia mostra l’incremento maggiore (40%). Con l’eccezione delle Grandi Logge di Europa continentale e Sud-Est asiatico, la cui composizione è in media registrato un costante aumento nel corso degli ultimi dieci anni (dal 30 al 40%), e la Gran Logia de Cuba, la cui appartenenza nello stesso periodo ha un po’ aumentato da 30.000 a 32.000 membri, l’adesione in tutte le altre giurisdizioni Grandi (Australia, Canada, Inghilterra e USA) ha registrato un calo medio costante del 2,8% all’anno. La membership nella giurisdizione Ontario e Canada è scesa da 54,837 membri nel 2005 a circa 40.000 nel 2015, una perdita di 14.837 membri (27%) in dieci anni. Sono le statistiche pubblicate dalla Masonic Service Association del Nord America e altri, dove viene indicata la membership totale degli Stati Uniti, che ha visto ridurre i suoi membri da 4,103,161 (nel 1959) a 1,211,183 nel 2014 (70 % declino). C’è una piccola scintilla di speranza con la Gran Loggia del North Dakota, la cui appartenenza 2013-2014 è aumentato di 28 membri (1%) a 2.913.
L’Italia appare la più prospera in numero di ripresa (40%), più severe nella ammissione di nuovi membri, generalmente più istruiti, fatto abbastanza sorprendente, se confrontato con la diffusa, riconosciuta e documentata ignoranza della Massoneria da parte dei massoni del Nord America, la peggiore del mondo, che sono in genere tenuti a memorizzare le poche righe del rituale, per avanzare da un grado all’altro, e lo fanno in un tempo molto breve!
Riguardo Cuba, pur ammettendo un modesto aumento dei membri, si lamenta il calo generale di vitalità in loggia, soprattutto quando un Maestro di poca esperienza massonica viene eletto Venerabile, causando conflitti e divisioni all’interno dell’officina.
Il Canada, invece, è afflitto da una grande quantità di problemi, che determinerà nel corso dei prossimi cinque anni una notevole diminuzione di aderenti. I vecchi massoni muoiono e non vengono rimpiazzati dai giovani. A questo si aggiunge il disinteresse dopo l’ingresso, con la conseguenza dell’assenteismo e della morosità. Ad esempio, nella Gran Loggia dell’Ontario si è accumulata una morosità paria a circa $ 345.000 a $ 405.000 all’anno, alcune logge con $ 15.000 o più sui loro Tesoro.
Le ragioni di questa disparità di sviluppo tra le varie Obbedienze sono molteplici, dovute generalmente ai seguenti fattori: L’esperienza massonica e una più lunga permanenza in carica del Maestro Venerabile, che porta stabilità, armonia, e la realizzazione di programmi a lungo termine; l’afflusso di molti giovani che sperano di trovare in massoneria i loro valori, perché sono delusi da politica e religione, avendo l’opportunità di studiare la storia massonica, il simbolismo, la filosofia, l’etica, le leggi e le tradizioni con persone affini; l’adesione appassionata, sostenuta da occasioni conviviali fuori dal contesto massonico, come cene, feste, eventi culturali e di altro, dove le famiglie partecipano ei fratelli veramente trattano l’un l’altro come fratelli; la vocazione associazionistica locale. Partecipare in massoneria è un modo di socializzare.
Invece, nelle obbedienze in crisi si verifica in genere che dopo l’iniziazione i membri più giovani appaiono inizialmente alle riunioni e poi non frequentano più, perché o non trovano quello che stavano cercando, o sono annoiati. Alcuninon giustificano nemmeno la loro assenza e scompaiono. A ciò si aggiunga la lotta per il potere da parte dei nuovi maestri, che li rende autoritari, l’ignoranza della società civile sulla Massoneria, che viene percepita come inutile, la mancanza di tempo per la frequentazione della loggia da parte dei giovani massoni, considerando anche la distanza della loggia. Non è escluso anche la limitatezza del bacino di utenza, che esclude i cattolici, e La scomparsa dei veterani della seconda guerra mondiale, che aderironoo alla fraternità a migliaia. Il marchese di Northampton, allora Pro Gran Maestro della Gran Loggia Unita di Inghilterra, in un articolo sulla rivista della Società Cornerstone nel mese di giugno 2015, ha smentito questa ragione: “I nostri recenti cali sono spesso dovuti al fatto che furono innalzate 1.000 Logge nei cinque anni successivi alla seconda guerra mondiale per accogliere i veterani ma la maggior parte di quei fratelli sono morti da tempo, e l’obbedienza ha continuato a ridursi al tasso compreso tra il 2-3% ogni anno.
In merito all’appartenenza dei settori professionali, nelle obbedienze sviluppate l’appartenenza comprende in gran parte professionisti di livello universitario, laureati, docenti, i colletti bianchi di media categoria, funzionari, poliziotti, militari, avvocati, alcuni studenti, e alcuni operai lavoratori. Nelle obbedienze in crisi l’appartenenza sembra includere tutte le classi.
Per quanto riguarda l’età media di ingresso, in America centrale è aumentata da 25 a 30, rispetto a 15 anni fa, quando la maggioranza dei membri era di oltre 40.
-Nel Sud-est asiatico l’età media è di 40 anni, in Europa continentale (Nord e Centro) è di 60 – 65 anni, con tendenza verso il basso; nell’Europa meridionale è di 50, con tendenza fino a 40, negli Stati Uniti e nel Canada l’età media è di 65-70.
La dimensione media dei membri delle logge varia da caso a caso e in tutte le regioni. Nelle obbedienze che funzionano bene la dimensione delle logge è generalmente più contenuta (25 a 65 membri); mentre nelle obbedienze in crisi ci sono logge con centinaia e persino 1.000 membri nei suoi centri urbani, e a partire da 13 nelle zone rurali.
La percentuale dei membri di solito presenti alle riunioni di loggia è del 50 – 60% in obbedienze sviluppate, mentre in quelle in crisi è del 5-10 %.
Per quanto riguarda la frequenta ai lavori di loggia a Cuba le logge si riuniscono settimanalmente, raramente all’esterno per difficoltà economiche. In Germania le tornate rituali si tengono di solito una volta alla settimana, più 3 – 4 riunioni mensili, per discutere di argomenti vari e pianificare le questioni della loggia, presentare documenti e discussione o di partecipare ad eventi culturali e concerti, con la partecipazione di bussanti come ospiti. In Italia mediamente due volte al mese, di solito con la lettura di tavole e la discussione. In California, Illinois e Pennsylvania si riuniscono 3 – 4 volte mensili, variamente per le pratiche, cene sociali o familiari, la raccolta di fondi. Nel New Brunswick una volta al mese ma alcune logge organizzano eventi sociali, ma non a cadenza mensile. In tutti gli altri obbedienze, la maggioranza i membri si riunisce una volta al mese, senza attività sociale. Con l’eccezione di Cuba, Danimarca e Germania, dove logge si riuniscono settimanalmente e sospendono i lavori in estate solo per una o due settimane, e la California e Filippine, dove non c’è pausa, alcune obbedienze si riuniscono una o due volte non occasionalmente in estate. Tutte le altre obbedienze non si riuniscono nei mesi estivi.
Per le assenze ingiustificate in California non è prevista nessuna sanzione, a Cuba le numerose e prolungate assenza ingiustificate sono oggetto di espulsione dopo un’istruttoria, in Germania l’assenza ingiustificata per un anno è oggetto di censura, senza escludere l’espulsione in Illinois e in New Brunswick non è prevista nessuna sanzione, in Italia l’espulsione è prevista per la prolungata assenza ingiustificata di sei mesi e della morosità, in Pennsylvania, dopo bonari solleciti si procede a sospensione, In Victoria: Morosità, è prevista l’esclusione automatica dopo 3 anni di mancato pagamento, nelle Filippine un membro deve partecipare a tre riunioni l’anno per evitare la sospensione.

(fine prima parte)

La Festa della Massoneria e l’Assemblea di Gran Loggia

Fu il Gran Maestro Gustavo Raffi (1999-2014) a promuovere l’iniziativa della Festa della Massoneria in primavera, in coincidenza con la Gran Loggia, a decorrere dal 2000. L’invenzione della Festa della Massoneria era dovuta a motivo di promozione e miglioramento dell’immagine verso le pubbliche istituzioni e l’opinione pubblica. Festa della Massoneria significava porte aperte a tutti, convegni e tavole rotonde con intellettuali non massoni di elevato spessore culturale, che dopo l’era Raffi non si videro più. Era necessario allora, anche dopo il faticoso e sofferto quadriennio di granmaestranza di Virgilio Gaito, individuare nuove strategie per la promozione dell’immagine massonica, molto appannata dopo l’inchiesta Cordova e la scissione di Di Bernardo. Aprire al popolo, come intuì Raffi, portò indubbiamente effetti positivi come nuove attenzioni ed accoglienza nei settori culturali ed istituzionali. Se si fosse limitata ad una durata di qualche anno sarebbe entrata nella storia, invece si è voluto istituzionalizzarla facendola diventare tradizione, perdendo così nel tempo sia la motivazione iniziale di momento di fermento culturale e sia di presentazione all’intero Paese di un’organizzazione che sempre più si relazionava con la società civile attraverso il dialogo sui grandi temi del momento. Da alto momento di elaborazione culturale è così scaduta a sagra paesana, buona per vendere ammennicoli vari ed amuleti, dai temi sociali si è passati ai temi dell’anima. La massoneria del GOI si è ri-ghettizzata nuovamente. L’esperienza della Gran Loggia, ovvero l’assemblea dei maestri venerabili d’Italia, organo legislativo del GOI, non ha portato i frutti sperati, anzi nel tempo si è depauperata sempre di più sino alla quasi esautorazione totale delle sue funzioni. Esempio clamoroso è la fissazione della discussione ed approvazione del bilancio annuale consuntivo e preventivo la domenica mattina, ovvero l’ultimo giorno della Gran Loggia, quando i maestri venerabili sono già partiti o fremono di partire per tornare a casa. La conseguenza è un pasticcio. Ma anche i giorni precedenti i lavori di Gran Loggia non erano svolti seriamente per le numerose distrazioni cui erano sottoposti i maestri venerabili sia dentro che fuori la sede di Gran Loggia. Da questa lunga esperienza è ormai evidente la necessità, più che opportunità, di separare l’assemblea di Gran Loggia dalla Festa della Massoneria, favorendo in tal modo la concentrazione e la serietà dei maestri venerabili nel trattare e decidere le questioni. La Gran Loggia deve durare un giorno intero, dalla mattina alla sera, con una brevissima pausa per il pranzo, deve decidere questioni amministrative attinenti all’organizzazione associativa ed all’indirizzo politico da seguire. Per quanto riguarda la Festa della Massoneria, non ha più senso e vantaggio concentrarla a Rimini due giorni all’anno, con costi non inferiori a 500.000€. Con tale somma si possono sponsorizzare oculatamente tante feste della massoneria per quante regioni ci sono in Italia durante il corso dell’intero anno. Così, in alcune regioni sarà più conveniente organizzarle in periodo primaverile-estivo, ed in altre in periodo autunnale-invernale, gestite dai massoni del luogo con il supporto economico del GOI. Nessuna variazione andrebbe fatta per la formula, prevedendo convegni e tavole rotonde, presentazioni di libri, fiera del libro massonico e degli articoli massonici. Ne deriverebbe maggiore visibilità in tutta Italia e non solo a Rimini, costi minori, ripresa culturale e soprattutto responsabilizzerebbe i collegi. Però, bisogna dire anche questo, emarginerebbe qualche furbetto del quartierino che con Rimini ci campa bene. Tale strategia ha un senso se si entra nell’ottica della de-strutturazione dell’imperante sovranato in favore di una autentica partecipazione delle periferie collegiali.

 

L’esoterismo dell’eros – parte II

4.

   Quando, al momento del parto, il neonato passa dall’esistenza limbica uterina alla luce e alla vita, il primo movimento viscerale è chiamato mēkōnion termine che nel mondo antico è sinonimo di “oppio”(20), indizio linguistico che designa una condizione originaria indeterminata del feto, ancora preda della veneficità mestruale, esule nel torpore materno. Per la medicina arcaica il latte materno è una vera e propria panacea universale, forse in virtù della presenza in esso di endorfine, sostanze endogene al corpo umano che hanno lo scopo di “adattare” il piano di realtà. Il ricordo soffuso di un seno nutriente è l’approdo di chiunque, in un sonnolento meriggio, aneli un paradiso smarrito. Una percezione che fonda l’immaginario gnostico del “Padre di tutte le eresie”, il samaritano Simon Mago: nella sua summa dottrinale, la Grande Rivelazione, il latte materno appare come strumento attivo di metamorfosi(21). Secondo questa prospettiva, il desiderio sessuale sarebbe il desiderio di reintegrazione nell’alveo di un ambiente in cui l’individuo ha conosciuto uno stato di euforia, una paradigmatica assenza di tensione. Il coito sarebbe allora una realizzazione, parziale e momentanea, di questo nirvana sepolto in fondo alla memoria di ciascuno. Un universo emozionale al quale sembra aver attinto anche la psicologia di Sandor Ferenczi, amico di Freud(22). Le acque e la fluidità spermatica sono in intima relazione con lo gnosticismo, sono i liquidi letali in cui è esiliato l’“eletto”, ma anche i fascinosi umori nei quali il medesimo spera di immergersi palingeneticamente. Chi ha ben reso questa apparente contraddizione è il funanbolico Alejandro Jodorowsky, attore, regista, scrittore e furbissimo “iniziato”.

   Nel suo recente libro autobiografico, o presunto tale, Il maestro e le maghe Jodorowsky racconta il singolare incontro con una donna davvero speciale, Reyna D’Assia, vertiginosa e appassionata amante, nonché figlia del noto esoterista caucasico George Ivanovic Gurdjieff (1877- 1949)(23). Così si rivela al nostro stupito autore: «Ho avuto un maestro importante. Voglio che tu sappia che sono la figlia di Gurdjieff. Nel 1924 era andato a New York in compagnia dei suoi discepoli, per presentare le sue danze iniziatiche. Mia madre, che a quel tempo aveva appena compiuto tredici anni, gli portava il cibo che lui ordinava al ristorante russo. Quel vecchio la sedusse e le insegnò le tecniche vaginali che ora io adopero. Gurdjieff diceva che la maggior parte delle donne è pigra, per cui hanno un ‘atanor’ morto. Fin da piccole viene loro insegnato che il fallo è potente, attivo, vitale, mentre loro hanno tra le gambe un cesto simile a un pantano, la cui unica possibilità di azione è essere riempito dal seminatore di spermatozoi. Si dà per scontato che la vagina sia un organo passivo. Ma esiste un’enorme differenza tra la natura passiva e un sesso deliberatamente allenato. Gurdjieff insegnò a mia madre a risvegliare e a far crescere la sua anima sviluppando una vagina viva». Sorvolando sull’età della madre di Reyna D’Assia e sulla predilezione che il Maestro caucasico nutriva per le korai impubere, si deve sottolineare come nelle tecniche da lui insegnate si ritrovino le arti erotiche di ierodule e prostitute antiche. Elena, Fedra, Medea appartenevano forse a questo tracotante universo di “vagine ribelli”. I loro corpi, come i loro miti, sono estremi, eccessivi quanto una libertina e gaudente Penelope di una perduta Telegonia, irriverente continuazione dell’epos omerico. Penelope è qui una menade folle, che nell’uggiosa attesa di Ulisse, va a letto con tutti i Proci(24). Allo stesso modo la dea Iside è l’Iside maga che possiede la physikleidíon, la “chiave della vagina”(25). Un incantesimo recita lo spasimo dell’amante nell’attesa del coito: «[…] stregherò il suo cuore, stregherò il suo respiro, stregherò le sue tre aperture [bocca, ano, vulva] […]». Ma, continua Jodorowsky: «Reyna volle farmi una dimostrazione. Spalancò le gambe, contrasse le labbra della vulva e con un morbido sussurro iniziò ad aspirare l’aria […] fase numero uno: imparare ad aspirare e a espellere, come se la vagina fosse un polmone. Quando si riescono a controllare questi muscoli, si possono lanciare gli oggetti lontano […]. Allineò quattro olive e, con il perineo che sfiorava il pavimento, iniziò a inghiottirle per poi lanciarle in alto, facendole rimbalzare sul soffitto, sdraiata sulla schiena. Accese diverse candele e le spense con un soffio. Si infilò nella vagina un pezzetto di spago sottile e un momento dopo me lo posò in mano dopo avergli fatto un nodo. La mia vagina riesce a fare tutti i movimenti che fa la lingua. Anzi, posso aumentarne o diminuirne a piacere la lubrificazione […]»(26). L’antichità conosceva molto bene questa fisiologia: per Aristotele il collo dell’utero emette una secrezione analoga al seme maschile durante il coito(27). La vagina è “viva” non solo per Aristotele. Secondo Galeno il collo dell’utero è una sorta di fallo rovesciato: il collo dell’utero si erge come il suo analogo, ma, nell’erigersi si dilata, in modo da poter accogliere il seme che l’uomo depone nella vagina, mentre il seme materno si versa all’interno della cavità uterina. L’erezione femminile, insomma, serve a ricevere, non a espellere. Per svolgere tale funzione, la natura ha voluto che l’utero fosse elastico, dotato di forza attrattiva e forza ritentiva(28). Raramente si sono stilate descrizioni più vivide dell’universo genitale femminile: «[Reyna D’Assia] seduta come una regina, con le ginocchia ben distanti tra di loro, dopo avere aspirato parecchia aria cominciò a espellerla producendo un suono musicale, tra il metallico e l’organico, che mi ricordava il canto delle balene […] Mi si rizzarono tutti i capelli: la leggenda delle sirene dell’Odissea che attirano i marinai con la loro voce per farli naufragare si basava su un fatto reale! […] Nell’antichità più remota, per far addormentare i bambini la ninnananna s’intonava con la vulva. Quando le donne hanno dimenticato questa capacità, i loro figli hanno smesso di sentirsi amati»(29). Intuizioni suggestive, appaiate a una fisiologia sottile, fanno del testo di Jodorowsky un trattato di ermetismo popolare aggiornato ai tempi nostri, tuttavia non si può ignorare come queste dettagliate didascalie sessuali possano condurre alla celebrazione dei corpi, più che a un loro trascendimento: corpo della dea e corpo del mondo soffrono entrambi le vicissitudini del destino. Reyna D’Assia rivela come le sue abilità siano parte di un meccanismo, diremmo, soteriologico: «Questa che hai appena conosciuto è la prima tecnica che qualsiasi donna deve sviluppare per soddisfare i propri amanti, la tecnica manuale. Le altre tre sono orale, vaginale e anale. Il mio santo padre assimilava queste quattro abilità ai centri intellettuale, emozionale, sessuale e corporale. È chiaro che la via manuale corrisponde al corpo; quella vaginale al sesso e la orale all’intelletto. Pertanto, usando la tecnica anale possiamo controllare le emozioni dell’uomo. Vuoi provare?»(30). L’uomo è un fantoccio incapace di dominare gli eventi, tutto gli accade senza che abbia il benché minimo controllo: si deve quindi addomesticare l’ego, portandolo «dal fetore al profumo». In questo Jodorowsky e la sua maga sono i maestri più adatti a concretizzare il verbo misterico. D’altronde non si può passare sotto silenzio come tali arcani sessuali facessero parte del Teleios logos ermetico, il “discorso finale” o “perfetto” degli adepti misterici, così come si evince dai brandelli di una sua versione copta trovata fra i manoscritti gnostici di Nag Hammadi(31), una versione non censurata di quel libro che gli ermetisti latini conosceranno sotto il nome di Asclepio. La prima preoccupazione di questi scritti, in bilico fra ermetismo e gnosi, è osservare, definire e condannare la fluidità caduca del cosmo, soggetto di un costante e irrefrenabile cangiamento. È lo scorrere di un fiume simbolico, un doloroso rio entro il quale l’acqua rappresenta l’elemento caotico, notturno, embrionale, in cui sono contenuti i vari “uteri” (metrai) acquei primordiali, da cui ha avuto origine la generazione corporea. Un universo oscuro che a volte, e in determinate liete circostanze, può trasformarsi in un paradiso vaginale.

Note

  1. M. FOX, Spiritual Encounters with Unusual Light Phenomena. Lightforms, Cardiff 2008, pp. 34-53; TH. MCEVILLEY, «An Archaeology of Yoga», in RES. Anthropology and Aesthetics, 1 (1981), pp. 44-77; cfr. A. WAYMAN, «Female Energy and Symbolism in the Buddhist Tantras», in History of Religions, 2 (1962), pp. 73-111.
  2. F. CUMONT, «La Séduction des Archontes», in Recherches sur le manichéisme, I. La cosmogonie manichéenne d’après Théodore bar Khôni, Bruxelles 1908, pp. 54-68; GH. GNOLI, «Un particolare aspetto del simbolismo della luce nel Mazdeismo e nel Manicheismo», in Annali dell’Istituto Orientale di Napoli, N.S. 12 (1962), pp. 121 ss.; G. WIDENGREN, Die Religionen Irans (Die Religionen der Menschheit, 14), Stuttgart 1965, pp. 304-305; G. CASADIO, «Gender and Sexuality in Manichaean Mythmaking», in A. VAN TONGERLOO-S. GIVERSEN (eds.), Manichaica Selecta. Studies presented to prof. J. Ries on the occasion of his seventieth birthday (Manichaean Studies I), Louvain 1991, pp. 43-47; E. ALBRILE, «L’Anima viva e la Seduzione degli Arconti tra gnosticismo e manicheismo», in Asprenas, 44 (1997), pp. 163-194.
  3. De nat. boni XLIV (PL 42, 568-569).
  4. Mahābhārata I, 16, 11; Ramayāna S.I, 45;Visnu Purāna I, 9, 87;Kurma Purāna I, 1, 29.
  5. Hávamál 104, 419-110, 447.
  6. Ps.-Apoll. Bibl. 3, 14, 16.
  7. P. ROSSI, Il passato, la memoria, l’oblio. Otto saggi di storia delle idee (Intersezioni, 92), Il Mulino, Bologna 20012, pp. 49-50.
  8. ROSSI, Il passato, lamemoria, l’oblio, p. 67.
  9. ROSSI, Il passato, lamemoria, l’oblio, p. 59.
  10. E. ZOLLA, «Culianu», in La filosofia perenne. L’incontro fra le tradizioni d’Oriente e d’Occidente, Mondadori, Milano 1999, p.190
  11. ZOLLA, «Culianu», p. 191.
  12. La collezione di smeraldi, Milano 1989.
  13. I.P.CULIANU, Il rotolo diafano e gli ultimi racconti, trad. it. di R. Moretti-M. De Chiara, Elliot Edizioni, Roma 2010.
  14. CULIANU, Il rotolo diafano, p. 24.
  15. CULIANU, Il rotolo diafano, pp. 24-25.
  16. CULIANU, Il rotolo diafano, p. 33.
  17. Epiph. Pan. haer. 40, 2, 7 ss.; cfr. E. ALBRILE, «… In principiis lucem fuisse ac tenebras. Creazione, caduta e rigenerazione spirituale in alcuni testi gnostici», in Annali dell’Istituto Universitario Orientale di Napoli (A.I.O.N.), Dipartimento di Studi del Mondo Classico e del Mediterraneo Antico/ Sezione Filologico-Letteraria, 17 (1995) pp. 131-132.
  18. H. HALM, Die Schia, Darmstadt 1988, pp. 21 ss.; 98 ss.
  19. L. DE CATALDO NEUBURGER-G. GULOTTA, Trattato della menzogna e dell’inganno, Giuffrè Editore,Milano 1996, pp. 163 ss.
  20. Arist. Hist. anim. 587a 31; Plin. Nat. hist. 28, 13, 52.
  21. Hipp.Ref. 6, 14, 8.
  22. J. LIBIS, L’acqua e la morte (Il Castello di Atlante, 11), trad. it. di F Mancinelli-P. Mottana, Moretti&Vitali,Bergamo 2004 (ed. or.EditionsUniversitairesdeDijon1996), pp. 216 ss
  23. A. JODOROWSKY, Il maestro e le maghe, trad. it. di M. Finassi Parolo, Feltrinelli, Milano 2010, pp. 178 ss.
  24. Lycophr. Alex. 791-793.
  25. PGMXX-XVI, 283-294.
  26. JODOROWSKY, Ilmaestro e lemaghe,p. 179.
  27. Gen. anim. 739 a 31-35.
  28. G. SISSA, Eros tiranno, Laterza, Roma- Bari 2003, pp. 114-115.
  29. JODOROWSKY, Ilmaestro e lemaghe,p. 179.
  30. JODOROWSKY, Ilmaestro e lemaghe,p. 188.
  31. NHC VI, 65, 15-78, 43.

L’esoterismo dell’eros – parte I

   Ezio Albrile, pur essendo ancor giovane, con i suoi 54 anni, è un insigne storico delle religioni del mondo antico. Dopo la laurea in filosofia ha iniziato a studiare i problemi del dualismo antico partendo dallo gnosticismo e dai suoi legami con la filosofia (platonismo) e il mondo misterico (pitagorismo, orfismo, ermetismo). In seguito ha ampliato le sue ricerche al mondo iranico (zoroastrismo, zurvanismo, manicheismo) e aramaico (mandeismo). I suoi primi lavori furono accolti con grande entusiasmo dall’ultimo Elémire Zolla. Sulle stesse tematiche ha partecipato a diversi Convegni nazionali e internazionali, da ricordare gli influssi iranici nel mondo bizantino, nel Vangelo di Giuda e nell’astrologia orfica. I suoi ultimi lavori sono indirizzati a studiare le relazioni tra il mondo degli stati modificati di coscienza e le religiosità estatiche. Albrile ha tutte le qualità per essere l’erede di Elemire Zolla, l’ultimo vero esoterista italiano, celebrato anche all’estero. Il saggio che ho selezionato, tratto dalla rivista Graphie del 2004, tratta un argomento complesso e delicato, l’esoterismo dell’eros, argomento che Albrile maneggia con la sicurezza e la profonda conoscenza dell’esperto, lontano dal rischio di cadute nella banalità o, peggio, nella volgarità. Lo ha voluto intitolare con “Seduzioni dimenticate”, offrendo una visione che parte dall’esoterismo, ovvero recuperando ciò che giace nel profondo della psiche e dell’anima, per elevarsi su vette ardite sino a sfiorare il sacro. E’ una lettura che va assaporata passo per passo, ed ad oggi passo ci pone domande e suscita stupore.

1.

   Il legame tra il sesso e la morte è un luogo comune nella cultura Occidentale; nei secoli si è rimodulato nei più diversi aspetti, sino a diventare la base nella cura delle malattie che affliggono l’anima. Questo grazie a Sigmund Freud (1856-1939), il grande indagatore di misteri della psychē e fondatore di un nuovo metodo terapeutico, la psicoanalisi. Il movimento psicanalitico, sembrerà un paradosso, ha avuto sin dagli esordi i suoi “eretici”. Uno tra i più famosi è stato Wilhelm Reich (1897-1957). Curiosa e tragica storia, la sua. Espatriato negli Stati Uniti per motivi razziali, aveva già subito numerose traversie in Austria, dove i discepoli freudiani di stretta osservanza lo avevano aspramente osteggiato, ritenendolo un allievo degenere del maestro. Appassionato di studi sessuologici, Reich aveva pubblicato un’analisi del nazismo partendo appunto da tali presupposti, e presentando la dittatura hitleriana come originata da una anomalia sessuale collettiva, ciò che risultava indimostrabile secondo i canoni del marxismo. Trasferitosi nel Maine, Reich vi trascorse gli anni del secondo dopoguerra, vi allestì un laboratorio e sviluppò la sua strabiliante teoria, da lui chiamata orgonica. Secondo Reich esiste un’energia cosmica, l’energia orgonica appunto, che si realizza nell’atto sessuale privo di inibizioni e di costrizioni, permettendo all’uomo e alla donna la piena realizzazione di se stessi e il godimento di una gioia ineffabile. Reich costruì degli strumenti per imprigionare l’energia orgonica e servirsene a scopo terapeutico, ma fu denunciato dalle autorità e condannato, anche perché rifiutò orgogliosamente di difendersi. Imprigionato, morì in un penitenziario della Pennsylvania, e suoi libri vennero letteralmente arsi in piazza, come i puritani avevano fatto con le streghe un paio di secoli prima. Anche se le teorie di Reich, almeno nell’ultima fase, sembravano rasentare la pazzia, nella loro essenza riscoprivano la devastante potenza di un’energia che l’Occidente puritano aveva smarrito, l’orgasmo. Non a caso Reich è il martire immolato nella causa della rivoluzione sessuale, esibito negli happening della contestazione sessantottina, in seguito manipolato e digerito da una cultura che si definirà di “sinistra”. Certo è che la cosiddetta “cultura di destra” non ha mai apprezzato le teorie di Reich, tutta presa nel celebrare stivali e falli di gomma.

   Secoli e secoli prima, nei testi sacri dell’antica tradizione indiana si celebrava l’energia sessuale nella forma della kundalinī, la potenza femminile sopita alla base della colonna vertebrale, latente nel “supporto di base”, il mūlādhāra cakra, il cakra, il centro energetico collegato all’ano e agli organi genitali. Ora, attraverso la pratica yogica, l’elemento terra del mūlādhāra è reintegrato o imploso nell’elemento acqua del secondo cakra, e così via sino all’elemento etere del quinto cakra, la viśuddhi “purificazione”, al livello della gola. Questo fluido sessuale, cioè la potenza vitale della kundalinī, per effetto del calore intenso e della pressione generata attraverso il controllo yogico del respiro (prānayāma) e vari legami yogici (bandha) e sigilli (mudrā), scorre verso l’alto, lungo il canale sottile che percorre la colonna vertebrale. Quando raggiunge la volta cranica, il fluido si è completamente mutato in amrta, il “nettare di immortalità”. Racchiuso nella volta cranica, servirà a rendere il praticante la disciplina yogica immortale ed eternamente giovane, dandogli poteri soprannaturali (siddhi). Le donne che almeno una volta nella loro vita hanno sperimentato un orgasmo, avranno riconosciuto in questo racconto i tratti sommari della loro piacevole esperienza. Di fatto nelle descrizioni femminili dell’orgasmo uterino è presente la percezione di un piacere implosivo irradiantesi in tutto il corpo. Tale sensazione di benessere si diffonde verso l’alto, dagli organi genitali al plesso solare sino a raggiungere il cervelletto, la susumnā. Un piacere intenso in tutto e per tutto simile all’orgasmo (1).

   Forse una cultura dominata dal pensiero maschile, in qualche modo si è appropriata di qualcosa di estraneo, di un’esperienza “allogena”. Preme sottolineare come in tali discipline “iniziatiche”, in cui un uomo tenta di diventare simile al suo dio, il percorso per arrivare alla meta utilizzi un sentire uterino. Sembra che la finitudine dell’orgasmo maschile rappresenti l’anelito verso il divino e il paradisiaco attraverso la chimera di una femminilità realizzata. In altre parole, il piacere negato all’uomo si trasforma nel suo dio. È una conoscenza segreta, esoterica, che utilizza il desiderio quale via verso la liberazione.

2.

    L’esoterismo sessuale fa capolino nell’opera di Norman Mailer (1923-2007), folle e poliedrico scrittore fuoriuscito dalla galassia della Beat Generation. Il protagonista di un suo tardo romanzo di ambientazione egittizzante, Antiche sere, si garantisce l’immortalità trasmigrando di corpo in corpo, di sesso femminile in sesso femminile. Il coito vaginale assicura la continuità della vita, non solo in senso corporeo, ma anche fantasmatico: il principio cosciente, trasferito nel seme, diventa il veicolo di una vita infinita. È un’idea antica, codificata nei miti degli antichi Gnostici. Secondo le mitologie gnostiche, nel seme degli Arconti sarebbe celata la luce: eiaculando si ristabilirebbe la condizione primordiale di separazione dei due principî, la luce e la tenebra. Un insegnamento che trova un particolare sviluppo e un’elaborazione nella Chiesa manichea, e che va sotto il nome convenzionale di “Seduzione degli Arconti”(2). È il racconto del dramma dell’elemento spirituale rimasto in illo tempore imprigionato nella materia, dalla quale aspira, con insopprimibile anelito, a liberarsi. Agostino per parte sua, descrive questa “nefanda” e “sacrilega” dottrina come un’atto di masturbazione cosmogonica(3): il Tertius Legatus, il Terzo Inviato, il Narisahyazd della tradizione manichea iranica, percorre la volta celeste issato sulla sua Nave di Luce, la Luna, mostrandosi in sembianze androgine alle potenze demoniache incatenate. Agli Arconti maschi svela la sua essenza femminile nella bellezza e nel nudo splendore della Vergine di Luce, la kanīg rōšn Sadwēs dei testi iranici; alle demonesse invece si mostra come divinità solare nelle sembianze di un giovinetto nudo e raggiante. Tutto questo sortisce l’effetto desiderato: eccitati, gli Arconti maschi eiaculano le particelle di luce sotto forma di sperma che ricade sulla terra. Da essa nascono le piante, le quali contengono di conseguenza un’altissima percentuale di luce. Le demonesse, ingravidate dal giovane membro solare, abortiscono, dando prematuramente alla luce i loro feti. Questi ultimi, scagliati sulla terra, iniziano a cibarsi delle gemme degli alberi, recuperando così le particelle di luce in esse contenute. L’idea è che le particelle di luce rimaste intrappolate nella materia finiranno per trovarsi mescolate in parte nel mondo vegetale e in parte nella stirpe delle potenze demoniache. Circostanze non casuali, come il viaggio di Mani in India, indicano un parallelo nella mitologia hindu. Si tratta del cosiddetto mito dell’“Oceano frullato”. In una delle varianti di questo mito i Deva, allo scopo di evitare che il fluido d’immortalità, il Soma-Amrta , cada nelle mani dei malefici Asura, escogitano uno stratagemma: fanno apparire tra gli Asura una splendida fanciulla, la Mohini, che, suscitando la concupiscenza nelle creature malefiche, le distrae, impedendo loro di bere la sublime bevanda d’immortalità(4). Anche le più antiche tradizioni germaniche narrano di due divinità rivali, gli Asi e i Vani, in lotta per il possesso della bevanda salutare, l’idromele(5). Ed è con un obiettivo affine che la principale divinità degli Asi, Odino, seduce Gunnlodh, figlia del gigante Suttung, custode dell’idromele. Nella mitologia greca Efesto, eccitato, nel tentativo di violare la verginità di Atena, eiacula sulle gambe della dea; disgustata Atena riesce a liberarsi e si ripulisce dallo sperma con un pezzo di lana che, caduto in terra, feconda il suolo, provocando la nascita di Erittonio(6). Un caleidoscopio di immagini oscene che hanno come fine il fissare nella mente dei discenti la tragedia della luce imprigionata in un cadaverico mondo di tenebre.

3.

   Frances A. Yates (1899-1981), che aveva una qualche propensione per la tradizione ermetica e per il pensiero di Carl Gustav Jung, nel suo libro sull’Arte della memoria aveva formulato un’ipotesi affascinante: nel mondo pre-moderno, quasi del tutto privo di strumenti atti a una facile memorizzazione, era forse presente una sorta di facoltà mnemonica intensa che in seguito è andata smarrita. Una insinuante vista interiore consentiva di vedere gli spazi e le immagini collocate in essi e portava immediatamente alle labbra dell’oratore pensieri e parole. Quella che gli strizzacervelli di oggi chiamano “memoria fotografica”, nella cultura di alcuni secoli fa sarebbe stata più diffusa o più presente di oggi. Alle immagini era stato assegnato un duplice compito: fissare dei concetti nella memoria, agire sulla volontà e modificare di conseguenza i comportamenti. Nella vastissima letteratura del tempo queste due finalità, memorativa ed etica, erano saldamente intrecciate, affidate alla forza delle immagini, alla loro grandezza, incredibilità, al loro appartenere al mondo delle cose estreme e non a quello delle cose medie e quotidiane(7). Le immagini visive “forti” sono fabbricate in funzione di una loro memorizzazione a lungo termine, più sono violente, oscene, brutali, più restano nitide a portata di mano senza che ci sia bisogno, per esse, di far ricorso a quella reminiscentia che attinge, con fare dialogico, nel grande magazzino dei ricordi. Prendiamo uno scaltro seduttore come Ignazio di Loyola: nei suoi Esercizi spirituali (1535), la scusa per usare la mnemotecnica è l’aiuto che questa può dare nelle orazioni e nelle meditazioni, quale strumento necessario all’esame di coscienza, una sorta di Seduzioni dimenticate, magazzino di immagini sacre alle quali attingere nel corso della preghiera introspettiva. In realtà la finalità è un’altra: la «composizione visiva del luogo» (composicion viendo el lugar) consiste nel «vedere con la vista dell’immaginazione» (ver con la vista de la imaginaciòn) lo spazio fisico in cui avviene un’azione, ad esempio un tempio o un monte dove si trovino Gesù Cristo o la Madonna. La composizione può creare immagini plastiche così intense da dare l’impressione di poter essere viste, toccate, percepite dai sensi, così forti da suscitare emozioni, reazioni fisiche come pianto, tremore, malessere, al punto di condizionare attivamente il soggetto, creando una macchina senza individualità, un automa al servizio di chi ha codificato la vista dell’immaginazione. È il caso del quinto esercizio della prima settimana, nel quale si deve visualizzare la lunghezza, la larghezza e la profondità dell’inferno: ma non basta vedere; l’esercizio cognitivo deve far toccare, percepire suoni, sapori, odori(8). L’inferno va considerato per cinque volte, in relazione a ciascuno dei cinque sensi: osservare le anime ardere in corpi infuocati, sentire i pianti le urla e le bestemmie che i dannati proferiscono contro Gesù, odorare il tanfo sulfureo e putrescente della morte, gustare il sapore acre del dolore, toccare con mano le fiamme in cui bruciano le anime.

   L’arte della memoria ha un’antichissima tradizione. Già Aristotele parlava di coloro che controllano l’immaginazione mediante la volontà e «costruiscono immagini con le quali riempiono i luoghi mnemonici». A quell’arte hanno fatto esplicito riferimento, teorizzandone con cura le regole, tutta una serie di autori, dall’antichità all’era moderna. Nel corso dei secoli, tuttavia, quell’arte ha acquisito scopi differenti: dapprima concepita come una tecnica neutrale fruibile nell’ambito della retorica e dell’ars praedicandi, col tempo si è rivestita di significati metafisici e magici, ciò in seguito all’incontro con le tradizioni cabbalistica ed ermetica(9). Campione di questo incontro è stato Giordano Bruno, la cui cui opera magicomnemonica è stata in un recente passato rivelata da Ioan Petru Culianu (1950-1991), il geniale storico delle religioni, vittima egli stesso delle chimere magiche che andava studiando. La sua cruenta e misteriosa morte ha, negli anni, alimentato varie e vane ipotesi: di volta in volta si sono chiamate in causa la magia, l’erotismo, i complotti e gli “intrighi di corte”. Leggendo il ritratto che fa di Culianu, l’amico filosofo e scrittore Elémire Zolla (1926-2002), fra le righe del non detto(10), affiora l’immagine di un personaggio geniale per il quale la storia religiosa non ha segreti, un talento eccelso, ma freddo, distaccato, capace di qualsiasi cosa: «Ebbi occasione di osservarlo: miope, allegro, quieto come avesse i nervi recisi, capace di sfiorare ogni argomento con voce mielata, capo chino, sottomesso, alla maniera amabile e terrificante d’un funzionario cinese antico. Il suo carattere non riuscii ad afferrarlo in pieno […]»(11). Anche Culianu fu sedotto dal desiderio di addentrarsi in un mondo invisibile; bagliori del suo vissuto si leggono ne Il rotolo diafano, un romanzo apparso circa vent’anni fa per i tipi della Jaca Book sotto forma di silloge di racconti(12). La nuova edizione, pubblicata dalle Edizioni Elliot, ne restituisce la forma originaria ed è inoltre completata dagli ultimi quattro racconti scritti in collaborazione con la seducente Hillary Susan Wiesner, allora fiamma statunitense del nostro(13). Istruttivo è il capitolo da cui prende nome il libro. In un non ben definito Oriente medievale un certo al-Kashkarî soprannominato Pigliamosche, filosofo e detective, è incaricato dall’abate di un monastero cristiano di ritrovare una merce assai inusuale, i sogni e le visioni dei monaci. Una serie di circostanze conducono Pigliamosche a ritenere il colpevole parte di un’élite, poiché «Tutto è nella testa dell’uomo; il peccato è peccato di ragione, non è corporale. È così che la testa del gruppo porta quest’ultimo alla prosperità o alla miseria […] la massa non conosce autonomia»(14). Un’affermazione abbastanza sconcertante rafforzata da un ulteriore aforisma di Pigliamosche: «Quando il potere di qualcuno è troppo manifesto, si tratta di una marionetta. Cerca il burattinaio e saprai da dove proviene il male»(15). Certo Culianu doveva sapere molto bene donde proveniva il male, se dietro a una favoletta apparentemente assurda enunciava alcuni tra i principi basilari della manipolazione politica. Il rotolo diafano è nel romanzo la pergamena iridescente attraverso cui gli Assassini, la setta ismailita al soldo del Veglio della Montagna, catturano i sogni dei monaci(16). A che pro? Le visioni servono al grande manipolatore, al Veglio burattinaio, per creare una cortina che protegge il territorio, per alimentare il suo Paradiso terrestre, per animare i fedeli e per fabbricare il Mahdī, la figura messianica che soggiogherà il mondo. La fonte ispirativa di Culianu sembra essere l’antico gnosticismo e i miti che parlano di Arconti voraci divoratori di anime(17), un cibo emozionale fatto di sogni e di visioni. E ancora, gli insegnamenti della gnosi islamica(18) parlano di un sospirato e atteso Mahdī, il personaggio escatologico che donerà al mondo un regno paradisiaco di pace e di giustizia. Secondo queste dottrine l’Avversario e il Messia sarebbero la medesima persona, ma vivrebbero in modalità di esistenza differenti. Quando il Messia si rivela nel mondo si trasformerebbe nel suo opposto. La dottrina esoterica sarebbe la versione originaria di una dialettica amico-nemico presente in molte tecniche di manipolazione, nelle quali avviene un reale processo di “autenticazione” della menzogna(19). Il riferimento al “furto dei sogni” compiuto dal Maestro degli Ismailiti Assassini non è un caso, e si colloca in un’ampia fenomenologia che ha nel controllo delle droghe psicoattive il punto di irradiazione.

(segue)

Dogma e landmarks

  Cosa è un dogma? Il vocabolario Treccani ci rivela che l’etimo deriva dal greco, che tradotto letteralmente significa <<decreto,decisione>>, fornendo tre significati, simili tra loro:

  • Principio fondamentale, verità universale e indiscutibile o affermata come tale.
  • Verità soprannaturale rivelata e proposta dalla chiesa come verità di fede, oggettiva e immutabile.
  • 3) Cosa che succede ciecamente, senza cercare prove.

   Il più popolare Wikipedia, enciclopedia libera del web, lo definisce “un principio fondamentale di una religione, o una convinzione formulata da filosofi e posta alla base della loro dottrina, da considerare e credere per vero, quindi un soggetto a discussione da chi si reputa loro seguace o fedele”. Se poi vogliamo dare alla parola un’accezione religiosa leggiamo su Cathopedia, l’enciclopedia cattolica sul web, che il dogma “è una verità di fede insegnata dalla chiesa come rivelata da Dio”. Sul dogma quindi non si ragiona, non si riflette, non si medita, si accetta come vero, giusto e buono, senza discutere, perché questo è imposto dall’esterno, da un ente cui riconosciamo autorità nei nostri confronti, ma non nasce da noi. Il dogma è certezza, è sicurezza, ci elimina la fatica del pensare, ma è universale, rivolto a tutti, come un abito confezionato e non fatto su misura, può andarci bene o male ma non è personalizzato per noi.

   Che senso ha il dogma per un libero muratore? Tralascio le concezioni di altre obbedienze e vado direttamente a verificare la posizione del Grande Oriente d’Italia. Già nei suoi principi, all’art. 4, la nostra Costituzione dell’Ordine esplicita che il GOI propugna “la libertà di pensiero”, ma è nel successivo art. 9 che esplicita chiaramente che “il libero muratore rifiuta il dogmatismo e non accetta limiti alla ricerca della verità”. Se ne deve dedurre, quindi, che il dogma è l’antitesi, è il nemico della ricerca iniziatica promossa dal massone del GOI, proprio perché costituisce un limite inammissibile a questa ricerca. La nostra riflessione si chiuderebbe qui, ma è veramente così? Nella documentazione accessoria alla Costituzione ed al regolamento dell’Ordine noi rinveniamo gli undici “Principi fondamentali per i riconoscimenti”, di cui il decimo recita testualmente che “Il Grande Oriente d’Italia considera i principi contenuti in questo documento, così come quelli contenuti nell’identità del Grande Oriente d’Italia e nei Doveri di un libero muratore, come Landmarks”. Ecco che nel Libro d’oro delle nostre leggi spunta per la prima ed ultima volta la parola “landmarks”. Cos’è un landmark?  Tradotta letteralmente questa parola significa “pietra miliare”, viene considerato come punto di riferimento. In termini pratici il landmark costituisce un limite alla speculazione intellettuale, oltre il quale non c’è più massoneria.

 E’ il pastore James Anderson ad accennare all’esistenza dei landmarks nelle sue Costituzioni del 1723, ma non li trascrive. Cosa siano non si sa, si sa solo che esistono. Si va avanti per ipotesi, che nel tempo si sono moltiplicate. I puristi dell’onanismo mentale si eccitano oltremodo dinanzi a queste sottigliezze labirintiche della mente, noi no.  Ritengo che non sia questione di poco conto se si considera che sulle questioni dei landmarks si sono verificate scissioni ed interpretazioni che poi hanno fondato vere e proprie identità obbedienziali.

   Si pensi al landmark dell’obbligatorietà delle credenza del GADU, o a quello sull’inammissibilità delle donne, o al divieto di trattare di politica e di religione, o alle distinzioni tra Ordine e Rito, che hanno dato vita alle obbedienze femminili, miste o aperte ai non credenti come il Grande Oriente di Francia. Anderson dice soltanto, all’art.39 delle sue Costituzioni che “gli antichi landmarks siano sempre accuratamente conservati”, il resto appartiene al regno delle congetture e delle ipotesi. Si pensi, ad esempio, come la speculazione francese sia stata talmente alta da superare tali posizioni ritenendole dogmatiche, ed attirando su di sè da un lato l’ostracismo della cosiddetta tradizione inglese, chiusa nei salotti e nel formalismo delle buone maniere, ma dall’altro liberando sensibilità che espresse in campo sociale hanno scritto la storia con le rivoluzioni.

   Lo studioso francese Oswald Wirth sostiene che i landmarks sono “di invenzione moderna e i loro partigiani non hanno mai potuto mettersi daccordo per fissarli. Ciò non impedisce agli inglesi di proclamare sacri questi limiti essenzialmente fluttuanti che fissano a beneficio del loro particolarismo”. Gli fa eco attualmente il francese Marius Lepage sbottando criticamente: “Siamo seri! Una sola affermazione storica è tradizionalmente possibile: nessuno ha mai visto un landmark perché esso è in realtà un mito forgiato da un poeta – riferendosi ad Anderson – e riportando l’analogo pensiero dello storico massone inglese Robert Freke Gould, componente alla fine dell’Ottocento della famosissima loggia londinese di ricerca “Quator Coronati”. Secondo Gould i landmarks “nessuno sa cosa contengano e cosa escludono. Non si riferiscono a nessuna autorità umana perché tutto è landmark per l’interlocutore che vuole ridurvi al silenzio, ma nulla è landmark di tutto ciò che gli sbarra la strada”.

   Più recentemente il francese Jules Boucher ha sostenuto che “l’unità massonica sognata da alcuni è un’illusione, non sarà mai realmente e non è da augurarsi. La massoneria deve adattarsi ai differenti paesi, e in ogni paese corrisponde alle differenti aspirazioni dei massoni”.

    Per quanto riguarda la compilazione, la studiosa francese Irene Mainguy riferisce che i vari elenchi dei landmarks esistenti ne rilevano tra cinque e settantacinque. E in Italia, il Grande Oriente come si è regolato per la questione dei Landmarks? Innanzitutto le Costituzioni del primo Novecento non citavano nemmeno i landmarks, di loro si trova una traccia nella Costituzione del 1949 dove c’è l’errata identificazione tra antichi Doveri e Landmarks. Nell’attuale Costituzione non c’è traccia della parola landmark ma solo un accenno implicito alla tradizione della massoneria universale.

   Insomma, i landmarks esistono ma non si sa cosa siano, ciò che si legge nelle compilazioni varie succedute nel tempo e nelle varie latitudini sono interpretazioni soggettive ed arbitrarie, a cominciare da quelle della Gran Loggia Unita d’Inghilterra che si è arrogata il diritto di autenticare la “regolarità” delle altre obbedienze. Sotto questo profilo il landmark ha assunto la caratteristica del dogma, ovvero verità universale e indiscutibile.

   Ritorno a porre la precedente domanda: E’ ammissibile un dogma per il massone? Mi sembra una contraddizione in termini, un ossimoro. Il dogma rifugge la riflessione, l’analisi, richiede invece meditazione e soprattutto contemplazione, due dinamiche attive in ambito religioso, che non potrebbero conciliarsi con chi della speculazione intellettuale ha fatto chiave per la conoscenza. La Costituzione del Grande Oriente d’Italia è il frutto di compromessi e mediazioni conseguenti alle numerose fusioni con altre obbedienze che si sono succedute dal 1945 al 1973, perciò si ritrovano contraddizioni e controsensi, lacune e ambiguità, non fu un impianto organico costruito nello stesso tempo. Ed oggi i massoni di questa obbedienza ne pagano le conseguenze in termini di inefficienze, di contrasti, di impotenza. Una riforma di questo apparato normativo era ben auspicata nelle ultime elezioni per il rinnovo della granmaestranza, quando qualcuno presentò un libro dei sogni zeppo di propositi di riforme, libro ancora chiuso a chiave in un cassetto. Ma oggi se un libero muratore  sostiene che la sua speculazione intellettuale lo ha portato dalla credenza all’ateismo, o che si è confrontato in piena sintonia e soddisfazione con una libera muratrice su comuni argomenti, o che accusa incompletezza e disagio per la constatata assenza della sua organizzazione ad operare culturalmente in ambito sociale, cosa gli si risponde, che ha perduto il requisito della “regolarità” e se ne deve andare? Queste sembrano domande serie, di una certa complessità, che non si possono liquidare con brevi semplicistiche battute del tipo “così abbiamo fatto finora e così continuiamo a fare”. Credo che la risposta più adeguata che si possa dare a questo tipo di domanda è che bisogna chiedersi cosa è buono o vero per sè e con la risposta scegliere la strada da percorrere. Se la riflessione mi porta ad infrangere certi limiti che non ho posto né io né tantomeno la mia esperienza ma soltanto altri uomini per loro interessi, io, se miro alla pienezza o al completamento della mia ricerca di senso del vero e del giusto, devo andare oltre quei limiti posti da umani e non dalla natura. Credo che la crisi della massoneria attuale, con ovvio riferimento a quella seria, fatta di studi, ricerche e riflessioni, non quella fatta di gradi, orpelli e cariche, sia dovuta molto a questa evanescenza senza contorni sui concetti di landmarks, di Grande Architetto dell’Universo, di massoneria. Su tali concetti non c’è una definizione, ce ne sono mille. Credo che senza che ce ne rendessimo conto, da cinquant’anni ci siamo infognati in un sistema fisso, rigido, immobile, che ha elevato a dogma il passato, è bloccata nel presente, ed è senza futuro, producendo dialettica fine a se stessa, e quindi sterile. Un sistema che può andare bene per il carattere degli inglesi ma non per noi. Abbiamo consentito alla massoneria italiana di diventare colonia ed ostaggio delle massonerie inglesi e americane, di stampo conservatore, allontanandoci dalla nostra origine, che è latina, è francese, è illuminista, non chiesastica, non dogmatica. Credo che si era più liberi ed autentici quando non si era riconosciuti dalla massoneria cosiddetta regolare, ma si possedeva una tradizione di ricerca intellettuale e di impegno sociale costata molto (fame, persecuzioni, emarginazione), ma ne valeva la pena perchè si era attori di primo piano nella scena sociale, non miserabili comparse. Credo che abbiamo si siano perduti, sempre più negli ultimi cinquant’anni, validissimi massoni, che donavano generosamente i frutti dei loro saperi, rimpiazzati da pseudo-spiritualisti che oltre a svuotare di contenuti  hanno depauperato un patrimonio di onore e dignità nella società. Nell’attuale momento storico vedo un Grande Oriente caratterizzato da una accelerazione verso l’inutilità e l’incredibilità, come un vecchio aristocratico ormai ridotto in miseria che, nonostante le toppe sull’abito, il cappello bucato e la barba lunga, si ostini a mantenere ancora il culto di un passato che non gli appartiene, che parla di “rivoluzione del cuore”, anche se accompagnata da avvisi di garanzia, e non vuole rendersi conto della sua condizione di decadenza ed emarginazione, facendosi oggetto di ludibrio e sarcasmo dei ragazzini.

A 40 anni dal “Borghese piccolo piccolo”

Quaranta anni fa un giovane di 26 anni, laureato in lettere, seguace del pensiero e dello stile di Pier Paolo Pasolini, decise di scrivere un romanzo, dandogli il nome di “Il borghese piccolo piccolo”.    Volle dipingere un affresco della società del tempo, evidenziando i mali di un’Italia non ancora evoluta socialmente, quali l’ipocrisia, la violenza, la mafiosità. La trama narrava le vicende di un modesto impiegato di mezza età, che dal nulla aveva raggiunto la soddisfazione di un lavoro sicuro nella burocrazia statale e di una relazione di coppia e genitoriale con l’unico figlio. Viene esaltato l’impegno del padre nel garantire ad ogni costo la sua stessa vita al succube figlio a cominciare dal posto di lavoro ministeriale. Un costo che il protagonista accetta di pagare è l’adesione alla massoneria, necessariamente propedeutica per la garanzia di successo del concorso per il figlio. Tutto viene organizzato, programmato e realizzato, ma il destino interviene con una tragica beffa, coinvolgendo proprio il giorno del concorso, già garantito nel suo esito, a spezzare la giovane vita del figlio, casualmente coinvolto in una rapina a mano armata. La vita dei genitori viene stravolta sia psichicamente che praticamente. La madre, viene colta da sincope che le toglie la parola lasciandola vegetare su una sedia, il padre cancella ogni regola cui era stato ligio esecutore e si improvvisa giustiziere dell’assassino involontario del figlio, che non si limita ad uccidere subito ma lo tormenta per giorni, lasciandolo morire dopo lunga agonia.

    Questa, in estrema sintesi, la trama del libro, da cui l’anno successivo, il 1977, fu tratto un film da Mario Monicelli, avendo come protagonista principale Alberto Sordi. Del resto, il successo del film fece la fortuna del romanzo, di cui furono tirate numerose edizioni, ed è tuttora in catalogo con i tipi di prestigiosi editori come Garzanti e Mondadori. In questa sede esporrò qualche considerazione sul romanzo, sulla sua trasposizione cinematografica, e sulla fisionomia della massoneria di quel tempo. Innanzitutto, c’è da chiedersi chi è il borghese piccolo piccolo? Lo descrive Cerami nella prima pagina del romanzo con un tratto di grande efficacia: “<<Un giovane in gamba per davvero pensa al suo avvenire, a nient’altro che a quello e lascia che gli altri si impicchino>>. Giovanni pronunciò quest’ultima frase stringendo le mani intorno alla canna da pesca come se fosse un collo da strangolare…..<<Pensa a te, solo a te. In questo mondo non hai il tempo di fare si con gli occhi e no col capo, è il tempo che basta al nemico per pugnalarti alla schiena. Non esitare un momento, vai per la tua strada e non voltarti indietro>>”. Non ritroviamo in queste parole il senso dell’antico brocardo tarantino “Ce me ne futt’a me?” riportato sulla fascia dorata sotto il delfino di Falanto nello stemma della nostra città?  E’ un inno all’individualismo esasperato, alla lotta per la sopravvivenza senza esclusione di colpi, l’esatto contrario di comunità o comunione, tantomeno di catena. Così, evidentemente, ci si percepiva nel mondo profano.

    Soffermiamoci ora come avviene l’incontro del protagonista con la massoneria? Il contatto avviene tramite il capoufficio con la forfora, quando questi gli rivela la possibilità del superamento del concorso del figlio previa sua adesione alla massoneria. Il dialogo si svolge in questo modo:

<< Hai mai sentito parlare di Massoneria?>> gli domandò il superiore con gli occhi in po’ mistici.   << Così….vagamente>> rispose Giovanni. <<Bene….fatti massone>> gli ordinò il capoufficio. <<E come si fa?>> domandò pieno di speranza Giovanni, che intanto stava riprendendo colore.   <<Ci penso io. Tieni, prendi questi>> ed estrasse da un cassetto chiuso a chiave tre o quattro opuscoletti con la copertina celeste scolorita ai bordi, vecchie edizioni stampate nei primi anni del dopoguerra.

<<Leggili con cura e dopo ne parliamo. Ma mi raccomando: acqua in bocca….leggili e ridammeli. Non farli toccare a nessuno, se no ….addio tutto>> (Ed. Oscar Mondadori 2010 pp.18-19).

    Fermiamoci un attimo qui. Questa sarebbe la tegolatura come descritta da Cerami. E’ pura fantasia o c’è un fondamento di realtà? La cooptazione del profano in quel periodo storico, ma non solo allora, avveniva in quel modo più di quanto si immagini, soprattutto nella Roma dei ministeri, dove si poteva avanzare di livello se si entrava nelle grazie di capouffici e dirigenti, prima ancora che politici. La tegolatura avveniva effettivamente inizialmente con vecchie pubblicazioni, ma sebbene la pubblicistica massonica fosse scarsa in tutto il corso degli anni ’60, non mancarono nel decennio successivo ampie monografie come le   opere di Padre Esposito, ormai convertito alla pacificazione con la massoneria, il manuale di Jules Boucher, introdotto in Italia da Ivan Mosca, la storia di Alberto Cesare Ambesi, e proprio nel 1976 apparve la prima edizione della storia di Aldo A. Mola edita da Bompiani.

   Anche al protagonista viene successivamente affidato un manuale di massoneria dove c’era scritto che “i gradi erano trentatre come gli anni di Cristo” (p. 22). Quindi si identificava la massoneria come massoneria scozzese, non come massoneria dell’Ordine. Ed era vero, perché la massoneria scozzese, dominante soprattutto con la granmaestranza dal 1961 al 1970 di Giordano Gamberini, gnostico, scozzesista e martinista, emarginò la massoneria simbolica contrassegnando la cultura massonica del Grande Oriente sino ad oggi. Tuttora, come allora, l’uomo della strada è convinto che la massoneria abbia 33 gradi e non 3, e la colpa di questa disinformazione non è dell’uomo della strada.

   L’aspetto scenografico che più ha colpito l’immaginario del mondo profano è stato quello riguardante la cerimonia dell’iniziazione del protagonista. Finalmente, attraverso il film, chiunque poteva vedere nel 1977 come si svolgeva una tornata massonica. L’unico precedente della rappresentazione di un’iniziazione massonica nella storia del cinema si riscontra nel lontano 1943 con il film antimassonico “Force Occulte”.

   Tornando a noi, è interessante partire dalla disposizione d’animo del protagonista iniziando, come la descrive Cerami: “Ma quando fu sulla soglia esitò un istante; richiuse la porta e andò verso il gabinetto….Nel cesso girò la chiave e si sedette. Sentiva il bisogno di restare solo con Dio, un attimo. Si fece il segno della croce, si pentì e si dolse dei suoi peccati: non poteva nascondersi e tanto meno nascondere al Signore che era capace di intendere e volere. Intendeva mettere piede nella Loggia e lo voleva, anche se la Chiesa lo scomunicava d’ufficio, senza chiedergli spiegazioni, addirittura senza neanche saperlo. Ma una certezza assoluta gli restituì forza e speranza e cioè che gli occhi di Dio erano più grandi di quelli della Chiesa, che Lui vedeva tutto e conosceva le circostanze e le attenuanti di quella sua decisione di apparente sacrilegio….E poi si trattava di una cosa formale, perché negli ultimi tempi la Massoneria non chiedeva più l’abiura della religione cattolica per la venerazione del Grande Architetto dell’Universo, del triangolo con l’occhio dentro, della squadra, del compasso e via di seguito. Tutti quei simboli non erano, in fondo, che i diversi frammenti dell’unico vero creatore: Dio, quello cattolico, quello di sempre” (pp.25-26).

   E’ evidente in questo tumulto dell’animo del protagonista il chiaro rifiuto di aderire all’esperienza massonica, considerata come peccato, e motivata solo dall’interesse personale, tirando in ballo le giustificazioni che da allora facevano da scudo agli scrupoli di molti massoni cattolici, ovvero la convergenza tra la massoneria e la religione cattolica, di cui furono interpreti Giordano Gamberini e padre Rosario Esposito già dal 1969.

  Pochi massoni hanno letto il romanzo del giovane Cerami, moltissimi furono quelli che l’anno successivo affollarono i cinematografi italiani per vedere il film del maestro Monicelli, che nel 1977 incassò un enorme successo di critica e di incassi, facendo incetta di premi dalla nomination al Festival di Cannes a cinque David di Donatello, a quattro Nastri d’argento. Quindi, non stiamo parlando di un filmetto di serie B ma ad oggi di un cult movie, tanto che da allora è entrato nel linguaggio comune il termine “borghese piccolo piccolo”.

   La descrizione dell’iniziazione nel romanzo è sostanzialmente esatta rispetto alla realtà. Qualche forzatura o inesattezza è stata voluta dallo scrittore per depistare l’attenzione del lettore sull’esatta sequenza del rituale. Cerami non era massone, ma suo fratello si. E fu proprio il fratello a fare da consulente massonico sia a Cerami che a Monicelli. Fu lui a procurare un contatto al regista con un esponente di una loggia scozzese di una piccola obbedienza.

    Il libertario Monicelli non esitò a farsi iniziare massone pur di rappresentare la scena dell’iniziazione, con il graffiante sarcasmo che lo contraddistingueva. Fu Monicelli a forzare la mano rappresentando il liquido amaro della coppa delle libagioni con l’Amaro Montenegro, nel romanzo questo particolare non c’è. Fu sempre Monicelli a rappresentare i massoni in loggia con le sciarpe dei vari gradi del Rito Scozzese, ma nel romanzo questo non c’è. Monicelli si fece iniziare in una massoneria di quartiere con sede “in uno squallido edificio sulla via Appia” dove “anche gli iniziandi erano in tono: un impiegato smanioso di passar di grado, un artigiano disoccupato, un elettricista preoccupato per una licenza condominiale…Fratelli di piccolo calibro, un Rotary dei poveri”, come ebbe a definirla in un’intervista al Corriere della Sera nell’aprile del 1994. Monicelli non nascondeva il suo sarcasmo per quella massoneria, come dichiarò apertamente nell’intervista: << Pensi che per descrivere i rituali grotteschi della massoneria, mi sono davvero iscritto a una piccola loggia romana fuori Porta San Giovanni, dedita a scambi di favore tra i commercianti, non quella che aveva in mano i destini del Paese. Naturalmente ci andai una volta sola e accadde tutto quello che mostro nel film, poi scomparvi e nessuno mi cerco più>>. La critica salutò con molto favore il film. In particolare, qualcuno vide la fratellanza massonica esaurirsi “nel ristretto ambito di un gruppo di impiegati dello stesso ufficio ministeriale, a garanzia di un sistema chiuso di caste e di rapporti feudali, oramai privi di un medioevo e di un’autentica aristocrazia, peraltro mai veramente esistita” (Gianfranco Massetti, Un borghese piccolo piccolo, in  http://www.activitaly.it/ immaginicinema/ monicelli/ borghesepiccolo. htm). Qualche altro ebbe modo di definire la massoneria “un focolare anch’esso privo di ideali, risucchiata in una quotidianità desolante, dove la selezione degli affiliati e la formazione delle nuove classi dirigenti è slegata da qualsivoglia requisito culturale e professionale, così da consentire un imbarbarimento collettivo che non ammette redenzione” (Maria Cristina Marroni, Cosa resta del Borghese piccolo piccolo,  http://www.ilfattoteramano.com/2014/11/02/cosa-resta-del-borghese-piccolo-piccolo).

   Italo Calvino scrisse la prefazione alla prima edizione del romanzo, precisando che “Una storia di impiegati ce la aspetteremmo grigia e povera di fatti e prevedibilmente caricaturale; invece qui di fatti ne succedono parecchi e dei più romanzeschi: da una incongrua cerimonia massonica a una cruenta irruzione nella cronaca nera quotidiana, a una allucinata, truce vendetta.” Calvino, di cui il padre Mario, lo zio Quirino erano massoni del GOI a piedilista della loggia Mazzini di Genova ed il nonno Giobernardo al piedilista della loggia Liguria, definì quella cerimonia di iniziazione come “incongrua”. Se il termine incongruo, secondo il vocabolario della lingua italiana, significa non proporzionato, non adeguato, la cerimonia massonica doveva apparire carente, misera ai suoi occhi. C’è da chiedersi se queste critiche fossero tutte improntate a malanimo o, invece, frutto di ragionate analisi e lucide constatazioni? Aggiungeva Calvino che il suo ruolo di prefatore era dovuto in supplenza di Pier Paolo Pasolini, designato da Cerami, quale suo mentore naturale, assassinato qualche mese prima.

A questo punto, chiediamoci ancora se vi fu e quale fu la reazione della massoneria di fronte alla provocazione culturale portata dal “Borghese piccolo piccolo”. Giordano Gamberini, l’Ex Gran Maestro, direttore della Rivista Massonica, non pensò di meglio che affidare la difesa dell’immagine dell’istituzione ad un giovane compagno d’arte trentaquattrenne, Michele Moramarco, allora promessa della massoneria del Grande Oriente, oggi  Maestro Custode dell’Arte del Real Ordine A.L.A.M., (praticamente il numero due dell’obbedienza, dopo il Maestro Generale dell’Arte Alberto Cesare Ambesi) il quale, rinchiudendosi snobisticamente nella impenetrabile dimensione iniziatica, che nessuno può comprendere se non la vive, tuonava dalle colonne della Rivista Massonica (n. 4 aprile 1977 pp.239-242) negando alla critica il diritto di esistenza, ed si ergeva lui stesso a critico entrando nel merito e nel metodo del film con le enumerazioni delle inesattezze, ma nulla osservava sulla critiche che sia il romanzo che la sua trasposizione cinematografica muovevano all’istituzione massonica.

Nessuna reazione pubblica proveniva dalle varie massonerie di Piazza del Gesù. Solo negli anni ‘90 un alto dignitario di Palazzo Vitelleschi, Franco Eugeni, muoveva una critica superficiale limitandosi a rilevare le inesattezze del film ma anche lui tacendo sulla massoneria dell’epoca.

E noi, oggi, a 40 anni di distanza, come possiamo valutare quell’episodio? Credo che dobbiamo, da un lato, considerare le caratteristiche della massoneria dell’epoca, dall’altro le caratteristiche della società dell’epoca, verificando, infine, quali relazioni si stabilirono tra le due realtà.

Diciamo subito che la massoneria del GOI degli anni ‘70 è connotata da tre personaggi fondamentali: l’ex GM Giordano Gamberini, il GM Lino Salvini e il MV della loggia Propaganda2 Licio Gelli.              Cosa accadde con questi tre massoni è scritto su due dozzine di monografie ed in 100.000 pagine degli atti della commissione parlamentare P2, pertanto, avendo trattato la materia in altra sede, qui sorvolo per evidenziare un altro aspetto, le caratteristiche della granmaestranza di Giordano Gamberini, che, secondo i miei studi, costituì l’humus naturale che covò l’uovo del serpente. Conquistato il supremo maglietto nel 1961, Gamberini potè lavorare per una nuova impostazione della massoneria del GOI, quella che porterà alla “mutazione genetica”, come l’ha definita lo storico Marco Novarino, confidando su due elementi: la partenza per l’Oriente Eterno di vecchi massoni, tenuto presente il sonno ventennale imposto dal fascismo, e le incorporazioni di gruppi massonici scozzesisti di Piazza del Gesù, che portavano nuova linfa alla sua già solida impostazione scozzesista. La conseguenza è stata una chiusura sempre più ermetica nei confronti della società civile, a favore di una presunta ricerca esoterica. In altri termini la massoneria aveva smesso completamente di interessarsi dei bisogni morali e materiali della società per dedicarsi esclusivamente al perfezionamento individuale, secondo i dettami della classica via iniziatica scozzese.

 Così si spiega perché la massoneria del GOI è puntualmente mancata ai grandi appuntamenti della storia, a cominciare dal dominio clericale in ogni settore della vita sociale, politica e culturale, per poi passare a quel grande fenomeno epocale che si chiama Sessantotto (Il Grande Oriente di Francia, la cosiddetta massoneria irregolare , prese apertamente posizione in favore degli studenti che nel maggio 1968 occuparono la Sorbona, e nell’anno successivo il suo Convento trattò il tema della modifica della società in funzione delle aspirazioni dei giovani) per poi passare al grande schock che subì il paese con l’attentato di Piazza Fontana a Milano nel 1969, che segnò l’avvio della sanguinosa stagione terroristica, per poi finire alle grandi riforme sociali come quella del lavoro del 1970.         Basta leggere gli editoriali di Gamberini nella sua Rivista Massonica o il suo libro “Attualità della Massoneria-Contenti gli operai?”, contenente tutti gli articoli da lui scritti nella rivista, pubblicato nel 1978, quando ormai infuriava la polemica interna ed esterna all’istituzione.

   Si riscontra in quelle pagine una dichiarata chiusura verso la società civile, l’esaltazione della libertà  individuale del massone in materia sociopolitica che doveva compensare simmetricamente il silenzio apparentemente disinteressato dell’Istituzione.

    Conseguenza fu che nessuno fece niente. D’altro canto invece, già nel 1969 la loggia Propaganda 2 di Gelli aveva assunto un’altra fisionomia: non più cronicario di ex, ma florilegio delle personalità più importanti del paese. Nel 1970 Gamberini riuscì a far eleggere, con il poderoso supporto di Gelli, il continuatore idoneo del suo magistero, il medico fiorentino Lino Salvini, il quale, anche se con ostentati slogans dichiarava interventi a sostegno delle grandi battaglie sociali, come quella sul divorzio nel 1970, quella sulla riforma del diritto di famiglia del 1975, quella sull’aborto nel 1978, nei fatti se ne astenne, perché interessato da vicende di potere interno, in particolare dal tormentato rapporto con Gelli, che gli garantì sempre la rielezione. Sono gli anni della massima potenza della loggia Propaganda2, che già dal 1975 cominciò ad interessare la società civile attraverso i media. Spuntarono articoli su giornali battaglieri come L’espresso, Panorama, L’europeo e Repubblica, dove Sandra Bonsanti seguì  sussurri e grida della controversa loggia sino al fatidico 17 marzo 1981, annus terribilis della scoperta delle liste a Castiglion Fibocchi. Quindi a metà degli anni ’70 già si vociferava nel milieu romano che c’era una loggia particolarmente potente, e Cerami ha voluto inserire questo tassello della setta segreta nella trama del romanzo, ma esorcizzandola con l’ironia, illustrando con la farsa una loggia “de noartri” in un’Italia da farsa.

    L’ultima domanda è la più spinosa: cosa è cambiato nella massoneria del Grande Oriente da allora? Secondo me, quasi nulla. Si è voluto far finta di nulla senza affrontare la questione principale che, a mio personale parere, è questa: Cosa ha portato l’iniziatismo di Giordano Gamberini al Grande Oriente d’Italia? Ha veramente contribuito a migliorare qualitativamente il popolo massonico e la società? Se si, quali sono i segni concreti di questo esito? Oppure ha condotto la Comunione in un vicolo cieco di ambiguità, di contraddizioni, di isolamento, da cui non si riesce ad uscire completamente ancora oggi?    Sta di fatto che nel 1983 e nel 1993 la massoneria italiana ha rischiato di essere messa fuori legge dalle istituzioni della repubblica italiana. Questo fa riflettere molto sulla validità strada intrapresa e sulle reali risorse per proseguirla. Soprattutto se poi voltiamo lo sguardo dai nostri angusti orizzonti per osservare altre direzioni, scoprendo così che, in Francia,  non lontano da noi, la massoneria è definita la “sentinella della repubblica”, dove un ex gran maestro è officiato della carica di consulente massonico del ministero dell’Interno, dove il ministro della giustizia è relatore in un pubblico convegno nella sede della massoneria, dove un presidente della repubblica ha affermato senza alcun disappunto che“ Se si crede nella Repubblica, ad un certo punto bisogna passare dalla Massoneria”. Quanta differenza con un Gran Maestro nostrano sotto processo penale per ricettazione !!!

Ancora sulle origini della Massoneria

Un luogo comune della maggior parte dei libri sulla massoneria vuole che questa provenga direttamente dai “costruttori di cattedrali.” Alcune leggende, fiorite a tal riguardo, fanno risalire tale origine alla costruzione del tempio di Gerusalemme durante il regno di Salomone, o addirittura l’epoca antidiluviana.

Comincio dalla più nota, quella che la vuole erede dei costruttori di cattedrali. In realtà, l’ipotesi di una discendenza diretta dalle logge medievali dei costruttori di cattedrali appaga l’esigenza di radicamento in una tradizione secolare e serve la meravigliosa ossessione della “regolarità” di cui sono vittima le obbedienze massoniche. Ma questa teoria, che ha avuto origine nel XVIII secolo, molto diffusa ed imposta ancora oggi, proviene da una scuola di storici, è oggetto di forti critiche perché ha la grave lacuna di ignorare il lavoro svolto per decenni da altre scuole. Tuttavia, ciò non significa che sia infondata e totalmente falsa, però recenti ricerche riportano nuove scoperte che si traducono in nuove ipotesi da smentire radicalmente questa teoria.

Se la questione delle origini della Massoneria è diventato un problema particolarmente complesso dipende non solo da lacune documentarie, ma anche da una genericità dei concetti sulla natura della tradizione antica. Perché il problema iniziale che pongono le origini della Massoneria moderna non è tanto quello del suo legame con le logge medievali, pur dando per ammessa questa discendenza, ma è quello di conoscere le modalità di trasformazione delle logge “operative”, quelle in cui si praticava concretamente il mestiere, in logge “speculative”, quelle in cui non si praticava più concretamente il mestiere, utilizzato invece come metodo allegorico. Il 24 giugno 1717 sancisce la nascita formale della massoneria speculativa, ma l’apparizione sostanziale era già di molto antecedente, come l’accettazione dello studioso Elias Ashmole nel 1646, ed altri esempi in Scozia nel XVII secolo.

Gli inizi della organizzazione di mestiere in Gran Bretagna si riscontrano in un editto delle autorità londinesi nel 1356 che prevede un regolamento che chiariva le competenze tra i muratori di taglio e quelli di posa. La testimonianza più antica riguardante l’organizzazione di un muratore, in Inghilterra è stato nel 1356, a Londra. Un conflitto era tra i “muratori dimensione” a “muratori posa.”  Un altro regolamento nel 1481 di una organizzazione di mestiere, la Compagnia dei Muratori, precisava il ruolo degli apprendisti come “uomini liberi del mestiere”. Da notare però che l’esperienza della Compagnia è unica e non ripetuta, nei documenti non compaiono ancora termini come “segreto”, “gradi” e “loggia”. In particolare, la parola “loggia” risale al XIII secolo per indicare l’edificio costruito sul luogo dove i lavoratori depositano i loro strumenti, effettuano il lavoro, mangiano e dormono. Nel 1598 in Scozia William Shaw, Maestro delle opere di Re e supervisore generale di incorporazione di massoni, pubblica nuovi Statuti, che producono un cambiamento sostanziale perché considera una “loggia” che controlla l’ingresso di apprendisti e il loro accesso al compagno, oltre a stabilire regole di comportamento e di repressione delle violazioni.

Ma la differenza fondamentale è che i massoni scozzesi del 1598 condividevano “segreti”, tra cui la “parola dei Muratori” comunicati a loro durante una cerimonia di accettazione. Tra gli Antichi Doveri in Inghilterra si annoverano testi che vanno dalla fine del XIV ed il XVIII secolo, tra cui il manoscritto Regius del 1390 ed il manoscritto Cooke del 1420, che sono strutturati in due parti: in primo luogo, una storia leggendaria del commercio; in secondo luogo, un codice che regola il comportamento dei muratori e dei loro rapporti con apprendisti e maestri, come erano designati i datori di lavoro.

Da queste premesse storiche sono nate diverse ipotesi, tra cui quella della transizione, richiamata da Anderson nelle sue Costituzioni. Questa teoria mira a dimostrare la legittimità della Gran Loggia di Londra ad imporre la sua autorità sulle altre logge esistenti ed a da venire, in quanto è in perfetta continuità tra le logge operative e quelle speculative, denominata teoria della transizione nel XX secolo, propugnata dallo storico massone inglese Harry Carr, oltre che da Guenon, Reghini, Wirth, Paul Naudon, che raccoglie tutti i dati storici e considerandoli come tanti frammenti successivi di una lunga storia, ha cercato di ripristinare la continua evoluzione. Per questa teoria l’accettazione di membri stranieri nel settore del commercio ha portato gradualmente alla trasformazione delle logge operative in logge speculative senza soluzione di continuità.

Nel 1977 lo storico inglese Eric Ward formulò, in contestazione a quella della transizione, la teoria cosiddetta del “prestito”, secondo cui era avvenuto un prestito di testi dagli speculativi (gli Antichi Doveri) e di pratiche appartenenti o appartenute agli operativi, ma senza discendenza diretta e quindi la legittimità. Ward prese in considerazione i documenti non come “tappe”, come affermava la teoria della transizione, ma come testimonianze di organizzazioni più o meno distinte, senza relazioni effettive di luogo tra loro, dimostrando concretamente che quando si parla di relazioni di luogo bisogna intenderle in senso allegorico. Eric Ward sostiene che i così detti Massoni accettati costituissero un movimento nuovo, nel senso che gentiluomini acculturati, provenienti dalla Royal Society, usarono gli attrezzi dei Massoni come oggetti simbolici, fondando una nuova istituzione totalmente avulsa dalla vecchia usata come contenitore. Dello stesso parere è lo storico John Hamill.

 Altre ipotesi in alternativa a queste due teorie possono essere riassunte in tre tendenze:

1) Una politica, secondo cui le logge costituite sotto Cromwell in Gran Bretagna tra il 1648 e il 1660 avrebbero permesso a monarchici e repubblicani moderati di lavorare tranquillamente nel ripristino della teoria della pace;

2) Una religiosa, secondo cui nel conflitto religioso del XVI secolo le logge sarebbero state un rifugio contro la persecuzione; la teoria sociale, che vede nelle logge pre-speculative una “Associazione di Amici”, cioè una società di aiuto fraterno e caritatevole.

3) Nel 1988, David Stevenson, uno storico non massone, espose la nuova teoria dell’origine scozzese della massoneria speculativa. Secondo questo autore, la prima fase del movimento speculativo risale agli Statuti Shaw del 1598. In questo documento emerge un nuovo sistema che non deriva da una semplice trasformazione delle vecchie istituzioni del mestiere, in quanto nella loggia, insieme alla tecnica di mestiere, si affianca anche l’elemento spirituale e religioso. Questo punto essenziale si esprime in un ambito intellettuale molto particolare del Rinascimento, dove le speculazioni legate all’architettura vi occupano un posto preponderante, non essendo solo una tecnica che risponde ai bisogni materiali della costruzione, ma attraverso la geometria e le tecniche dell’Arte della Memoria si esprime come disciplina intellettuale che potrebbe dare all’uomo una spiegazione del mondo e, quindi, del divino. L’inserimento nella loggia di soggetti estranei al mestiere, fenomeno alquanto marginale, avrebbe assunto un nuovo significato: il massone non è più soltanto un abile operaio ma potrebbe essere un “artista” o un gentiluomo più preoccupato dell’aspetto intellettuale dell’architettura che della sua pratica, arricchendo a sua volta la loggia delle sue conoscenze. Stevenson sostiene che quasi tutto ciò che caratterizza la massoneria inglese ai suoi esordi deriva da quella scozzese, trattandosi di un “prestito” che potrebbe spiegarsi con l’osmosi dei primi speculativi inglesi con la Scozia, così l’emigrazione di massoni scozzesi in Inghilterra. D’altro canto, l’interesse per l’architettura antica, caratteristica fondamentale del Rinascimento, trova il suo simbolo nella riscoperta nel 1486 del trattato di Vitruvio De Architectura , un architetto romano del primo secolo. a.c, che delinea un ritratto dell’architetto come uomo universale, portato pertanto a conoscere non solo la geometria, la matematica e il corretto uso dei materiali, ma anche avere una più ampia conoscenza possibile della meteorologia, astronomia, la musica, la medicina, l’ottica, filosofia, storia, giurisprudenza, ecc.

Ma l’Inghilterra e la Scozia non hanno il monopolio delle organizzazioni iniziatiche di scalpellini e muratori. Tracce di simili esperienze si ritrovano in Francia con il Compagnonage ed in Germania con la Bauhutte. Sembra dunque nuovamente che la distinzione tra “speculativo” e “operativo” è certamente comoda per le esigenze di analisi e presentazione, ma senza solido fondamento poiché discosta da una visione “operaista” delle organizzazioni operative. Gioia Hancox ha pubblicato uno studio su una sorprendente collezione di 516 disegni geometrici, architettonici e simbolici, risalente al XVII e XVIII secolo, e riunita intorno al 1725 da John Byron (1691-1763 Nel 1992), membro della Royal Society e Mason. Questi disegni, molto “speculativi”, fanno esplicito riferimento a temi e personaggi che appartengono proprio all’ambiente che ho appena menzionato, che del Popolo del Libro, architetti e ermetisti europei come Johann Theodore de Bry (incisore e editore della maggior parte dei principali testi ermetici dei primi del XVII), Michel le Blon, Salomon de Caus (architetto e amico intimo di Inigo Jones, ha sostenuto nel 1738 da Anderson nelle sue Costituzioni per essere stato un Gran Maestro della Massoneria) Athanasius Kircher, Heinrich Khunrath, Michael Maier, Robert Fludd, Isaac Newton, etc. Questo ambiente è caratterizzato dalle idee di alchimia e di cabala cristiana (dove le speculazioni aritmo-geometriche e cosmologiche occupano un posto di primaria importanza) esprimendo il massimo nei primi anni del XVII secolo, con la corrente rosacrociana, diffusa nei paesi germanici, ma con forti agganci e ripercussioni in Inghilterra, specialmente col matrimonio nel 1613 tra la principessa Elisabetta con Federico V del Palatinato, e la fondazione nel 1662 della Royal Society. Tra i riferimenti massonici dal XVII secolo molte fonti l’avvicinano ai Rosacroce. Così, la più antica citazione nota della “parola del Massone” appare in un poema pubblicato a Edimburgo nel 1638. Elias Ashmole, uno dei primi speculativi inglesi accertati, e Robert Moray, tra gli speculativi scozzesi, erano entrambi molto interessati all’ermetismo ed ai Rosacroce, interesse condiviso dai primi speculativi. Appare, quindi, probabile che la Massoneria moderna sia nata non sulla scia diretta dei costruttori di cattedrali gotiche, ma in quella degli ermetisti, rosacrociani e cabalisti, appassionati di architettura e quasi tutti coinvolti nella fondazione della Royal Society. Questo è anche il substrato intellettuale e mistico su cui si sviluppò la massoneria degli Alti Gradi nella seconda parte del XVIII secolo, in particolare in Francia e in Germania.

 

MASSONERIA e MASSONERIE

Sembra quasi impossibile dare una definizione unica di massoneria. Alcuni studiosi ritengono che esistano tante definizioni quanti massoni. Le stesse obbedienze difendono, ciascuna con motivazioni proprie, la loro particolare concezione della Massoneria. Ad esempio:

“La Massoneria è un Ordine universale iniziatico di carattere tradizionale e simbolico. Intende al perfezionamento ed alla elevazione dell’Uomo e dell’Umana Famiglia” (Costituzione del Grande Oriente d’Italia).

“La Massoneria è una organizzazione non-religiosa, non politica, fraterna e caritativa tra le più antiche e le più grandi nel mondo. (Costituzione della Gran Loggia Unita d’Inghilterra)

“La Massoneria, essenzialmente istituzione filantropica, filosofica e progressiva, ha per oggetto la ricerca della verità, lo studio della morale e la pratica della solidarietà” (Costituzione del Grande Oriente di Francia).

“La Massoneria è un ordine iniziatico tradizionale e universale fondato sulla Fratellanza. “(Costituzione della Gran Loggia di Francia).

“La Massoneria è in primo luogo un’alleanza di uomini liberi di tutte le confessioni e di ogni estrazione sociale. “(Costituzione della Gran Loggia Alpina Svizzera).

“La Massoneria, o più precisamente, l’Ordine dei Massoni Antichi, Liberi e Accettati, è una società iniziatica e filosofica le cui origini si perdono nella notte dei tempi. “(Costituzione della Gran Loggia del Quebec).

Nell’impossibilità di dare una definizione unica, le scienze umane possono considerare la massoneria come un insieme di fenomeni storici e sociali, “polimorfici nel tempo come nello spazio”, che hanno in comune pochi lineamenti e dove le differenze sono tali che molti studiosi preferiscono usare il plurale quando parlano di massoneria. Un famoso studioso francese, Yves Hivert Masseca, propone una suddivisione in cinque tipi principali di massonerie diverse in linea di principio, nonostante l’esistenza di numerosi casi intermedi:

1) Una massoneria “esoterica”, che mette in risalto il processo iniziatico dovrebbe ipoteticamente far passare l’adepto dal “buio” esteriore all’ “illuminazione” interiore. Questo tipo di Massoneria si riscontra principalmente nel continente europeo, soprattutto nella massoneria cosiddetta degli “alti gradi”.

2) Una massoneria “cristiana”, che è concepita come un approfondimento della spiritualità cristiana. E’ il caso del Rito svedese e le denominazioni scandinavi o tedesche che accettano (o hanno da tempo accettato) solo membri cristiani, per lo più protestanti.

3) Un massoneria di tipo “antico / anglosassone” che crede che lo scopo della sua esistenza sia   l’educazione morale e civile dei suoi seguaci. Questo tipo di massoneria di solito è definito come un “sistema speciale di morale insegnata sotto il velo dell’allegoria per mezzo di simboli.” Proibisce qualsiasi discussione politica o religiosa e fino alla fine del XX secolo esigeva di solito dai suoi membri che appartenessero a una religione monoteista. Questo tipo di Massoneria è estremamente maggioritaria in Nord America e nei paesi del Commonwealth.

4) Una massoneria “moderna, liberale e simbolica”, che si riferisce alla prima versione delle Costituzioni di Anderson (1723) e “si riferisce di volta in volta alla tradizione ed al progresso, per una forte pratica simbolica e una riflessione politica e morale “. In particolare, è presente in Europa continentale e in America Latina.

5) Una massoneria “agnostica”, che afferma che le opinioni metafisiche e religiose dei candidati non devono essere prese in considerazione per l’ammissione e lavora principalmente per la costruzione di una società migliore, consentendo nelle logge le discussioni politiche. Molto spesso mista, è la maggioranza in Francia e molto presente nel resto dell’Europa continentale.

COPYRIGHT MASSONERIA

Quanti leggiucchiano di massoneria, piuttosto pochi in realtà se si tratta di cose serie, si accorgono della differenza di reputazione tra la massoneria italiana e le massonerie estere, in particolare con quelle anglosassoni e quelle latine. Basta un solo esempio per darne chiara misura: Nella massima assise rappresentativa, il Parlamento italiano, un ministro del governo sbotta nei confronti di un rappresentante dei cittadini apostrofandolo con un “Massone vallo a dire a tua sorella”; negli Stati Uniti, quelli che copiamo volentieri o che siamo obbligati a copiare da settant’anni, il presidente Gerald Ford (1974-1977) affermava che  “Quando assunsi il mio impegno in qualità di maestro massone – peraltro, insieme ai miei tre fratelli più giovani – ho ricordato i valori che mio padre identificava con l’Ordine. Mai avrei pensato di rientrare nel novero dei Padri della nostra Nazione e di altri dodici membri dell’Ordine che furono anche presidenti degli Stati Uniti. I principi massonici – interiori, non esteriori – e la visione che il nostro Ordine ha del dovere verso la Nazione, nonché l’accettazione di Dio come Essere Supremo e luce guida, mi hanno sostenuto durante i miei anni di servizio al Governo. E specialmente oggi, le linee guida con cui mi sforzo di diventare un uomo probo in Massoneria, mi conferiscono una grande forza personale. I precetti massonici possono aiutare l’America a conservare le nostre aspirazioni più elevate, mentre si adatta a una nuova era.” Ancora, in giorni a noi molto vicini, come l’8 aprile 2016, Daniel Keller, gran maestro del Grande Oriente di Francia, potenza massonica mondiale, con un’organizzazione di 51.000 aderenti in territorio francese, insigniva Simone Weil, ex ministro e primo presidente del Parlamento europeo, dell’onorificenza “Marianne Jacque France”  per il suo “impegno repubblicano, la lotta per l’emancipazione della donna, la lotta per la dignità umana nelle prigioni” , valori tutti appartenenti all’impegno massonico. Perché questa differenza di reputazione tra la massoneria italiana e le altre? La risposta più ricorrente, e più conveniente, è stata quella che ha tirato in ballo l’odio implacabile della chiesa cattolica e del comunismo, i quali, avendo invaso la cultura, la politica, il diritto della società italiana, ne hanno obnubilato la storia ed il senso critico, ingenerando e un pregiudizio che oggi è ancora impossibile sradicare, ma tutt’al più attenuare a periodi. Questa visione della realtà non regge più. Dalla famosa inchiesta Cordova del 1992, con tutto il pandemonio che ne conseguì, dalle varie organizzazioni massoniche italiane si leva periodicamente un lamento o un grido poco convinto sulla necessità di una legge dello stato, che in qualche modo stabilisca chi si può fregiare del titolo o qualifica di massone e chi no. Una sorta di copyright insomma. Una normativa di questo tipo comporterebbe tre ordini di conseguenze: la legittimità di quelle organizzazioni che hanno i requisiti per definirsi massoniche, la conseguente repressione pubblica e privata di quelle che tali requisiti non posseggono, ma anche qualche forma di controllo pubblico sulle organizzazioni massoniche legittime. Penso grossomodo al modello delle fondazioni.  Così finalmente avrebbero termine le cosche travestite da logge, come avrebbero terne anche le gran logge condominiali rette da qualcuno che vende gradi e titoli altisonanti, così le massonerie legittime potrebbero promuovere azioni risarcitorie nei confronti dei trasgressori, così non leggeremmo più sui giornali di masso-mafia. Detta così sembrerebbe la scoperta dell’acqua calda, ed allora perché finora non c’è una legge regolatrice? Anche qui, la risposta più ricorrente è che se si tratta di associazioni, come sono configurate quelle massoniche, in tale ambito rientrano anche i partiti ed i sindacati, i quali da settant’anni hanno l’interesse opposto alla regolamentazione affinché non emergano le loro alchimie contabili e finanziarie. Anche questa risposta non convince più, semmai avesse già convinto qualcuno. In Italia, patria incontestata dell’ingegneria giuridica, volete che non si trovi la formula adatta per disciplinare una materia a costo zero o quasi? In un paese in cui la massoneria viene considerata una potente lobby, non c’è lobby capace di spingere con forza bipartisan un procedimento legislativo che porti finalmente chiarezza in un settore così confuso? Certo, è un lavoraccio, che non può essere fatto da soli, ci vuole squadra perché l’unione fa la forza. E’ necessario che i rappresentanti delle maggiori organizzazioni massoniche italiane si diano una struttura confederativa per presentare e sollecitare una proposta di legge risolutiva del problema. Non è impossibile dal momento in cui già da ora si scambiano visite ufficiali e fumano insieme il calumet della pace. Allora facessero il grande passo avanti: una legge per la Massoneria. Né può valere l’ilare ingenuità di qualcuno che pretendeva un intervento d’ufficio del Parlamento italiano in materia. Sono le massonerie che devono muoversi nel proprio interesse, perché senza questa soluzione non ci si può lamentare se ogni mattina nasce una nuova “obbedienza” al punto tale che nemmeno il ministero dell’interno riesce a censirle tutte. Viene il sospetto che, in realtà, la regolamentazione non la voglia nessuno, che in fondo fa comodo questo sistema perché è senza controlli. Ed una regolamentazione qualche controllo lo introdurrebbe, per esempio sulla democraticità interna o sulla trasparenza contabile. A questo punto qualcuno arriccerebbe il naso e comincerebbe a gridare all’attentato alla libertà di associazione, ma la strada della regolamentazione normativa è l’unica che possa restituire titolo e dignità alla massoneria italiana. Il resto sono chiacchiere e pianticello da prefica.